Sudafrica: un lungo cammino tra sangue e diamanti

Dalla dominazione boera a quella inglese, dall'apartheid a Nelson Mandela. Un paese ricco di diamanrti e oro, diviso tra passato e modernità, razzismo e segragazione

Sudafrica: un lungo cammino tra sangue e diamanti

Milano - Dici Sud Africa e pensi subito al volto segnate dalle rughe della storia e della prigione di Nelson Mandela. Il binomio è inscindibile. Quasi fosse una biografia vivente di quel lembo d’Africa che punta verso l’Antartide. La storia sudafricana che conosciamo noi europei inizia nel 1486. Bartolomeo Diaz oltrepassa il Capo di Buona Speranza e spalanca la porta alla navigazione verso le Indie. I primi a incontrare le popolazioni indigene sono gli olandesi che si stanziano nella zona e fondano nel 1652 quella che sarebbe diventata Città del Capo. Inizia così, con i boeri (dall’olandese contadino) la colonizzazione europea.

Francesi, inglesi e boeri Ma per arrivare allo stato evoluto e florido che conosciamo oggi, la strada è ancora lunga e accidentata. Alla fine del 1700, spinti dalle truppe napoleoniche, i coloni inglesi si spostano nella parte più meridionale del continente africano. Per qualche anno la convivenza tra boeri e britannici funziona, gli olandesi danno vita a dei piccoli stati indipendenti che in futuro costituiranno le province sudafricane. In questo periodo, tra la fine del xix e l’inizio del xx secolo, si gioca il futuro del Paese.

Oro e diamanti I coloni scoprono che la terra sudafricana è ricca di oro e, soprattutto, di preziosissimi diamanti, e tolgono le pistole dalla fondine. Incominciano così le sanguinose guerre anglo-boere che travolsero anche le popolazioni autoctone: gli zulu si schierarono infatti con i boeri, mentre xhosa e swazi ombatterono a fianco degli inglesi. I britannici ebbero la meglio e unificarono tutto l'odierno Sudafrica che nel 1910 fu formalmente costituito come dominion unitario all'interno chiamato Unione Sudafricana. Inizia così il periodo bellico.

Sudafrica in guerra L’Unione Sudafricana combatte, infatti, la prima guerra e la seconda guerra mondiale a fianco degli Stati Uniti. Tra una guerra e l’altra scoppiano i mai sopiti attriti tra boeri e anglosassoni. Nel 1931, con l’approvazione dello Statuto di Westminster, il Sudafrica ottiene la piena indipendenza. Dopo la fine della guerra, il Partito Nazionale vince le elezioni, e inizia ad attuare nel paese la politica segregazionista nota come apartheid. L'ideologia dell'apartheid fu elaborata dai primi ministri boeri che si succedettero dal 1948 in poi, e soprattutto da Hendrik Frensch Verwoerd. L'obiettivo dell'apartheid era quello di isolare i diversi gruppi etnici del Sudafrica, lasciando che ognuno di essi si sviluppasse in un proprio contesto sociale, economico e territoriale. Il Paese sprofonda nel razzismo e nel 1961 l’Onu classifica l’apartheid come un crimine contro l’umanità.

Nelson Mandela: tra politica, guerriglia e prigione Qui la biografia di Nelson Mandela inizia a sovrapporsi alla storia contemporanea e alla storia del Sud Africa. Ventisette anni di carcere e una vita trascorsa nel cono d’ombra tra la legalità e la latitanza, la militanza politica e la guerriglia, la libertà e la prigione. Le pressioni della comunità politica e culturale internazionale, assieme alle proteste degli esponenti dell’Afra National Party, portarono alla sua liberazione l’11 febbraio del 1991 su ordine del presidente sudafricano F.W. de Klerk, e alla fine dell'illegalità per l'Anc. Mandela e de Klerk ottennero il Premio Nobel per la pace due anni dopo. Nel maggio del 1994 le mani, ormai anziane, di Mandela scrivono una pagina della storia mondiale: il vecchio leader dell’Anc sconfigge, in libere elezioni, il presidente uscente de Klerk.

Primo presidente nero Nelson Mandela diventa il primo presidente di colore della storia sudafricana. Come in tutte le storie impastate col materiale della realtà, il sogno di un Sudafrica finalmente nuovo, finisce per impattare con la realtà di una società complessa e problematica come quella africana. Una diffusione senza precedenti dell’Hiv, la voragine del debito pubblico lasciata dalle amministrazioni precedenti sono i primi problemi in agenda con cui si deve scontrare l’ultrasettantenne presidente. Alla resa dei conti, la politica di Mandela delude le zone più radicali dell’Anc e, sul piano internazionale, le relazioni privilegiate con Fidel Castro e Gheddafi intiepidiscono una parte dell’opinione pubblica. A dicembre del 1999 Mandela lascia l’incarico presidenziale e la vita politica, ma senza abbandonare l’impegno per i diritti umani e civili in tutto il mondo.

Attualità politica Alle ultime elezioni politiche, tenutesi nel 2009, l’Africa Nationa Party ha riconfermato la sua leadership. I problemi politici e sociali del Paese continuano a essere quelli tipici di tutti gli stati africani: lotta all'Aids e alla criminalità, che ha raggiunto, specie nelle grandi città, livelli insostenibili. Ultimo nodo da sciogliere: i secolari problemi tra le molte etnie che si sono sedimentate nel Paese. La strada è ancora lunga ma i sassolini lasciati sul sentiero da Mandela sono ancora ben visibili.

 

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti