Suoni dall’Australia al Rolling Stone con i Wolfmother

Carlo Garrè

Dalla terra dei canguri con furore ed eleganza seventies, questa introduzione potrebbe bastare per definire quella che è considerata la band più promettente in ambito rock uscita quest'anno allo scoperto, i Wolfmother.
La band è balzata agli onori della cronaca già da febbraio, quando sulla via di internet (ormai tutte le mode ed i gusti prendono la loro direzione grazie a questo strumento) si iniziò a parlare con insistenza di questa band australiana dedita ad un sound anni '70, duro ma con influenze melodiche molto pop.
Da internet ad un contratto con la Universal il passo per i Wolfmother è stato rapido, e con esso anche il consenso unanimemente entusiastico di riviste come Rolling Stone Usa e New Musical Express in Inghilterra.
I Wolfmother così nel giro di pochi mesi si sono trovati ad esibirsi questa estate sui palchi di tutto il mondo all'interno dei festival più importanti sia in Europa (al Carling Reading-Leeds) che in America (Lollapalooza). Un successo fulmineo dovuto all'immediatezza espressiva del loro debutto discografico, un album omonimo che esprime ancora una volta quanto il rock dei settanta sia uno spirito che vive ed influenza pesantemente i gusti del pubblico.
Infatti Wolfmother è uno dei dischi più diretti in circolazione, con riferimenti hard-rock alla Black Sabbath, rock vigoroso alla Led Zeppelin (soprattutto per le vocalità del cantante/chitarrista Andrew Stockdale, insieme a Chris Ross - basso/tastiere e Myles Hesket - batteria) a formare un ideale power trio), il tutto condito anche da una particolare propensione per la psichedelia che crea una amalgama quasi perfetta per il sound del gruppo, che in studio ha lavorato con Dave Sardy, uno dei nomi più quotati della scena alternativa, già con Marilyn Manson, Dandy Warhols e tantissimi altri.
Wolfmother, Rolling Stone, corso XXII Marzo 32, info 02-735172, domenica ore 22, ingresso 16 euro

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