Tassisti in rivolta: motori spenti contro Prodi

Proteste e disagi della gente lasciata a piedi all’improvviso. Assalto a bus e metrò

Alle 16 la prima voce, un’ora dopo la conferma dei tg: il governo vuole liberalizzare le licenze dei taxi. E alle 18 scatta lo sciopero delle auto bianche in tutta la città. Nessun conducente carica passeggeri nei posteggi del centro, alle stazioni di Centrale e Cadorna, a Linate e Malpensa. Solo anziani, bambini e disabili vengono portati a destinazione. All’aeroporto di viale Forlanini, i tassisti organizzano un presidio. Ed è qui la situazione si fa più tesa.
«Siamo in sciopero, prendete l’autobus» ripetono i conducenti ai viaggiatori che sbucano dalla porta a vetri delle scalo. Il parcheggio dei taxi è pieno di auto bianche, una Mercedes con la bandiera d’Italia sul tetto blocca le corsie. Nessuno parte e arriva. L’autobus - la 73 - rimane l’unico collegamento con la città. «Nemmeno ai centralini dei taxi sapevano della protesta! - si arrabbia un coppia mentre scende dal bus con la figlia in passeggino e un valigione giallo -. L’aereo? Parte tra dieci minuti, di certo l’abbiamo perso».
Non mancano le discussioni. «Ma vi sembra il modo» sbuffa una signora elegante. «Io la licenza l'ho pagata 150mila euro - le spiega un giovane tassista in maglietta e bermuda - c’è chi ha fatto un mutuo per comprarla: per noi la liberalizzazione è la fine». Ce l’hanno tutti con il governo: «Parla tanto di concertazione, poi cambia le regole senza consultarci. Altro che scioperi!». Il primo è stato corale. «Non carica nessuno, ragazzi, nemmeno a Bologna e Roma» urla un tassista con il telefonino all’orecchio.
L’annuncio di Palazzo Chigi ha stupito gli stessi sindacati. Ieri mattina si erano riuniti a Roma per dar vita a un Comitato nazionale dei tassisti. «Che cosa faremo ora? Studieremo il decreto, poi agiremo» racconta Raffaele Grassi del Satam. È appena sbarcato a Linate, di ritorno dalla riunione di Roma. I tassisti gli si stringono intorno per avere notizie. Quasi nessuno ha avuto il tempo di leggere il decreto, ma alla parola liberalizzazione la protesta è scattata subito, spontanea. «Se ci saranno altri blocchi? Servono dieci giorni di preavviso, sentiremo i colleghi delle altre città» dice Grassi. I tassisti non sono nuovi ai cortei. Alfonso Faccioli guidò la protesta contro il sindaco Albertini che annunciò un aumento delle licenze. Stavolta il bersaglio è Prodi e il suo governo. «La cosa, purtroppo, era nell’aria - incalza il tassista con le treccine e una laurea in psicologia -. Proteste? In questi anni ho collezionato processi e multe, per una volta aspetto che si muovano gli altri. Per fermare il decreto serve una protesta forte, che ne so, un corteo Milano-Roma, blocchi in più città».
Gli oltre 4800 tassisti milanesi sono divisi in molti sindacati. Alla protesta, ieri, hanno aderito i conducenti di tutti. «Se c’erano dei problemi il governo ne doveva discutere con noi» racconta Giovanni della Cgil. Marco Luisi sfoglia uno studio del Comune di Roma: «Dice che dove si è liberalizzato, il servizio è peggiorato e le tariffe sono aumentate». Non la pensa così Gabriele Albertini. Definisce la scelta del governo «positiva per quanto si sa». «È un danno per i cittadini non aprire alla domanda inevasa» dice l’ex sindaco, rammaricato «per non essere riuscito ad aumentare il numero delle licenze, se non di 288».
I picchetti sono durati fino alle 21. Anche nelle ore successive però è stato quasi impossibile trovare un taxi. Oggi sapremo se presto ci saranno nuove proteste.

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