Dopo Pisa, anche Trieste saluta Beatrice Venezi con una standing ovation. L'ultima recita di "Aufstieg und Fall Stadt Mahagonny" al Teatro Verdi ha segnato l'ennesimo successo personale per la direttrice d'orchestra al centro anche in questi giorni dell'attenzione dell'opinione pubblica. L'applauso del pubblico triestino, già caloroso per gli interpreti, è diventato un vero e proprio boato al momento dei ringraziamenti di Venezi. C'è l'apprezzamento per la capacità con cui ha curato il versante musicale dell'opera, ma non manca un segnale di solidarietà per la campagna a cui è suo malgrado sottoposta da settembre. Significativo, peraltro, è il tributo reso alla maestra dall'orchestra e dal coro a testimonianza di una sintonia evidente agli occhi e alle orecchie degli spettatori presenti.
Le polemiche
La recita di oggi al Verdi è l'ultimo appuntamento italiano di Venezi prima dell'inizio operativo del suo incarico a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Ora la maestra italiana lascerà il Belpaese per tornare a Buenos Aires e inaugurare la stagione operistica del Teatro Colón. Nonostante i segnali inequivocabili arrivati da Pisa e da Trieste con pienoni registrati in occasione di tutte le date e i toni distensivi del Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, una parte della politica e della critica ha continuato nei giorni scorsi a mettere nel mirino la nomina di Venezi alla Fenice. In particolare è il M5S ad andare all’assalto con tre uscite in soli due giorni. Il più attivo è Gaetano Amato, capogruppo del M5S in commissione cultura alla Camera con un passato da attore in parte secondarie nelle fiction Rai, ha definito il caso Venezi la "cartina di tornasole" di come il governo gestisce opera e teatri lirici "con nomine calate dall’alto" e ha parlato di “macchina dell’amichettismo”. Dichiarazioni arrivate poco dopo l'ennesimo attacco comparso su "La Stampa", quotidiano in prima fila sin dall'inizio contro la nomina. Ancora ieri in un articolo si cercava di presentare il successo della protesta tirando in ballo la richiesta di spillette anti-Venezi, tacendo però sul numero di biglietti venduti e sulle recensioni positive delle recite italiane dirette dalla musicista toscana questi due mesi oltre all’evidente prevalenza di sentiment positivo sui social.
Il consenso
È un dato di fatto che la figura di Venezi stia avvicinando all'opera un pubblico più vasto. La risonanza della protesta non è all'origine solo della richiesta di spillette da parte dei contrari alla nomina, ma anche di un sincero e numeroso movimento di solidarietà per la maestra da parte di chi la ritiene vittima di attacchi ingiusti e spesso dettati da motivazioni politiche. Lo dimostrano anche i pienoni fatti registrare nei giorni scorsi dalle presentazioni del suo libro "Le sorelle di Mozart" in Friuli e le code fuori all'uscita camerini del Verdi per incontrarla. Nella platea delle ultime recite a Trieste, inoltre, era vistosa la maggioranza di spettatori di giovanissima età. Segno che anche la curiosità scaturita dalla presenza in calendario di Venezi ha finito per (ri)portare nei teatri molti giovani, persino per una rappresentazione di due ore e mezza in tedesco.
Tutto ciò dovrebbe far felice chi ama l'opera anziché generare fastidio, a prescindere dall'avere sensibilità artistiche e/o politiche diverse.
La nomina
C'è da scommettere che fino a ottobre si continuerà a parlare del caso. Al momento non ci sono stati segnali di ripensamento dei sindacati della Fenice. Gli orchestrali di un teatro possono non gradire una nomina e il metodo con cui è stata fatta, ma non pretendere di non accettarla. La sinistra che ha provato a strumentalizzare questa protesta per far "pagare" a Venezi le sue simpatie politiche non ha certo aiutato la popolarità della causa. Peggio hanno fatto i tentativi di chi, per contestare la nomina, ha provato a screditare la professionalità della maestra accusandola senza giri di parole di essere un'incapace e raccomandata. Una campagna che ha provocato una reazione a supporto di Venezi, oggi popolarissima non solo nell'elettorato di centrodestra ma anche tra le tante persone di buon senso stanche di vedere professionisti bocciati sul piano artistico solo per il coraggio di aver manifestato le loro idee. Il caso del comico Andrea Pucci, considerato da qualcuno non degno di co-condurre Sanremo a causa di passate dichiarazioni non gradite alla sinistra, confermano la resistenza di quest'atteggiamento intollerante. Dopo il passo indietro di Pucci è lo stesso Movimento 5 Stelle ad associare i due casi in una nota firmata dagli esponenti in commissione Vigilanza Rai che invita provocatoriamente a sostituire il comico con Venezi. A maggior ragione dopo quanto accaduto a Pucci, il caso della Fenice diventa ancora più centrale. L'assoluta regolarità della nomina fatta dal sovrintendente Nicola Colabianchi non permette che ci siano spazi per ripensamenti o passi indietro invocati da chi non sopporta l'idea di avere Venezi alla direzione musicale della Fenice.
La questione è ormai più importante (oltre ad essere distinta) dalle dinamiche interne tra orchestrali e governance del teatro, ma riguarda la necessità di rifiutare qualsiasi pretesa padronale della sinistra sul mondo della cultura in generale. Uno dei punti su cui è più accentuata la sensibilità non solo dell'elettorato di centrodestra e ma di tutti gli italiani di buona volontà".