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"A Zelig racconto me stessa senza filtri per far ridere"

L’attrice Cinzia Brugnola in scena stasera: "Recito in drammi, ma amo la stand up comedy"

"A Zelig racconto me stessa senza filtri per far ridere"
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E le porte di Zelig Cabaret si aprirono. Giusto arrivarci con l'anima in mano e «Senza Filtri», come recita il titolo del one woman show di Cinzia Brugnola, atteso questa sera sul palcoscenico del club di comicità più celebre d'Italia. Quello, per capirci, che non smette di cercare talenti in giro per l'Italia, grazie all'energia di Giancarlo Bozzo, fondatore del tempio della risata di viale Monza nel 1986. Talent scout e laboratori, perché là fuori ci sono artisti capaci di raccontare con ironia il mondo e vanno portati a Milano. Poi, chissà, in tv. Uno di questi volti è proprio la friulana di Palmanova Cinzia Brugnola, da diversi anni milanese adottata, curriculum da attrice drammatica con missione comica. Vincitrice di un contest griffato Zelig, Brugnola si è conquistata la serata «Senza Filtri».

Cosa porta alla stand up comedy un'attrice drammatica?

«Sin da piccola ho avuto una predisposizione alla comicità, ma per molti anni, soprattutto negli '80 e '90, la comicità era sentita come un percorso attoriale di serie B. Dunque, eccomi a fare cose di spessore: teatro di ricerca, studi d'accademia a Torino. Vado ancora in scena con qualche spettacolo drammatico. Ma oggi la stand up comedy è una forma di spettacolo viva, si è guadagnata la patente di cosa cool».

Cosa racconta lo show «Senza Filtri»?

«Come prevede lo stile stand up, c'è molto di autobiografico. Racconto un po' della mia famiglia di baristi in Friuli, dei miei genitori inconsciamente hippy, delle mie peripezie di attrice, di come a vent'anni sono andata via di casa per fare l'attrice, di come ho vissuto per cinque anni in camper, girando l'Italia e l'Europa facendo teatro di strada, avevo qualcosa del punkabbaestia».

E poi l'hanno disegnata così.

«Per molto tempo il bell'aspetto nella comicità è stato un ostacolo, ma grazie al cielo da molti anni non siamo più intrappolati in questi luoghi comuni: ci sono comiche bellissime come Virginia Raffaele, il cui aspetto viene molto dopo il talento».

Com'è finita a Zelig?

«Un anno fa ho partecipato a un contest: era l'8 marzo, Festa della Donna, quasi tutto il pubblico era femminile. Sono arrivata diretta, molti mi hanno detto di avermi percepito senza filtri. Così, ho scelto questo titolo. È piaciuto il coraggio di raccontare cose nascoste e anche imbarazzanti».

Dunque ha imparato a guidare e parcheggiare un camper?

«La patente di guida è la B, quella normale. Per qualche periodo ho avuto dei compagni. Poi ho guidato io».

A proposito di compagni, nello show accenna anche alla app di appuntamenti Tinder.

«Solo un po', perché in realtà ho uno spettacolo dedicato ad hoc: Tinder Is The Night, insieme a Rachele Gatti».

Il suo rapporto coi social?

«Mi impegno a mantenerlo attivo pubblicando gag, ironizzando sui vari aspetti della vita. Ad esempio come, a prescindere di quanto tu possa cercare di fare la scema e renderti goffa per una gag, gli uomini ti vedano in qualche modo provocante».

Progetti futuri?

«Alterno diversi spettacoli, tra cui La battuta atomica, commedia insieme a Alberto Cella e a un comico di razza come Stefano Chiodaroli, e il dramma Ad mAI Ora con Sara Mazzei, storia di disabilità e intelligenza artificiale».

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