Facebook spiava davvero gli utenti: la Corte Suprema boccia il ricorso

Facebook ha spiato davvero gli utenti, lo conferma una decisione della Corte Suprema statunitense: tra il 2010 e il 2011 avrebbe raccolto dati senza un consenso esplicito

Facebook spiava davvero gli utenti: la Corte Suprema boccia il ricorso

La Corte Suprema degli Stati Uniti sbatte la porta in faccia a Facebook e al suo tentativo di ricorrere in appello contro la decisione presa da un giudice californiano, che potrebbe costare al gruppo ben 15 miliardi di dollari. È la cifra chiesta con una class action, che riunisce oltre 20 denunce mosse nei confronti della società di Mark Zuckerberg, focalizzando in particolare l'attenzione su alcune pratiche attuate tra l'aprile 2010 e il settembre 2011.

In quel periodo la piattaforma ha tracciato gli utenti senza il loro esplicito consenso, raccogliendo attraverso cookie e plugin una serie di dettagli in merito alle interazioni con pulsanti ospitati su siti di terze parti, come quelli per attribuire un Mi Piace (Like) ai contenuti o per la condivisione online degli elementi (Share). Le informazioni sarebbero poi state vendute ad altre realtà intente a impiegarle per finalità di marketing o per l'erogazione di inserzioni pubblicitarie mirate, costituendo così una violazione del Wiretap Act, la legge sulle intercettazioni.

Da allora Facebook ha rivisto la dinamica, anche in conseguenza alle richieste giunte dalle autorità a livello internazionale, ma senza mai scrollarsi del tutto di dosso una reputazione compromessa per quanto concerne la tutela della privacy. Un'ennesima dimostrazione è giunta nei mesi scorsi quando WhatsApp (servizio controllato dal gruppo) ha imposto l'obbligatoria accettazione di nuovi termini per non perdere l'account, comunicando le modifiche apportate in modo poco chiaro. La conseguenza è stato un parziale esodo verso concorrenti come Telegram e Signal. A poco sembra essere servito il tentativo di fare chiarezza in un secondo momento, rassicurando gli utenti e puntando il dito contro presunte mancanze nelle app dei competitor.

Per il futuro la società sembra intenzionata a estendere il proprio raggio d'azione oltre i confini del mondo social e delle applicazioni di messaggistica. Di recente si è parlato del possibile lancio di un dispositivo indossabile, uno smartwatch in grado di misurare i parametri biometrici di chi lo porta al polso. La voce di corridoio, al momento non confermata, ha sollevato più di qualche perplessità in merito all'uso che il gruppo potrebbe poi fare dei dati acquisiti.

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