La forza di un campione come il nostro numero del mondo si misura anche dal senso delle risposte, come dopo il debutto vincente agli Internazionali di Roma contro l’austriaco Ofner. “Prima di ogni partita ho dei dubbi, è la cosa più normale. Se non senti il dubbio e la pressione vuol dire che non ci tieni, però sono più consapevole rispetto a tanti anni fa", ha dichiarato Jannik. Chi vuole provare a scoprire qualche altro “segreto” di un campione che l’Italia non ha mai avuto nella sua storia, può chiedere al coach australiano Darren Cahill, che assieme a Simone Vagnozzi hanno contribuito (e non di poco) alla crescita di Sinner.
La “sorpresa” più grande
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, alla precisa domanda su cosa sorprende maggiormente dell’atleta azzurro, Cahill spiega che se ormai “non ci sono più sorprese dal punto di vista della personalità” visto il tanto tempo che trascorrono insieme, c’è ancora qualcosa che colpisce chi gli sta vicino. "Ha una grande consapevolezza di sé. Sa quale sia il suo posto nel panorama del tennis e nella vita: nel tennis è importante, nella vita di tutti i giorni non così tanto. Ed è normale così, perché lui pratica uno sport e fa qualcosa che ama, ma ci sono cose più importanti nella vita che colpire una pallina da tennis. E lo sa bene, per questo riesce a essere umile e tenere i piedi per terra. Penso che questo derivi in gran parte dall’educazione ricevuta dai suoi genitori".
La qualità “nascosta” di Sinner
L’intelligenza del 24enne italiano risiede nel prendere informazioni da chi gli sta accanto, anche da persone sconosciute, così da imparare qualcosa di nuovo. In una sola parola,
“è estremamente curioso - aggiunge Cahill al quotidiano sportivo - Quando si trova in un gruppo di persone, tutti vogliono sapere qualcosa da lui ma alla fine trova il modo di ribaltare la situazione e tempestarli di domande, che si tratti di sport o di vita, di come gestire la pressione, delle fidanzate o di qualsiasi altra cosa. Vuole imparare dalle persone che hanno vissuto esperienze che probabilmente lui vivrà in futuro. Vuole essere pronto in anticipo".
La risposta a chi pensa sia un “robot”
In maniera molto superficiale e semplicistica, talvolta qualcuno ha usato l’espressione “robot” quando parla delle vittorie e del modo di giocare di Sinner sui campi da tennis. Nulla di più sbagliato o “per niente” come dice Cahill. “C’è una parte di lui che ama il pericolo e che non si vede molto in campo, perché quando è in partita ha questo ‘computer interno’ che lavora continuamente e c’è una certa sicurezza nel modo in cui gioca”.
Uno dei punti di forza di Jannik è riuscire, in breve tempo, a calcolare “le probabilità di vincere il punto scegliendo un certo colpo con meno rischio, ed è la caratteristica di un giocatore vincente”. Ecco, ma questo non significa essere un robot, si tratta semplicemente di talento. Nella vita al di fuori di racchette e palline, invece, “ama le corse automobilistiche, la velocità. Ama l’adrenalina.
Ma queste due anime si uniscono in un solo giocatore, incredibilmente professionale: allenamento, alimentazione, riposo, cerca di entrare in campo ogni volta con l’obiettivo di crescere e migliorare. Per questo è un campione", conclude Cahill.