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I ricavi aumentano, la fetta per chi gioca meno. Esplode la rabbia dei tennisti. Proteste anche da Sinner, Alcaraz e Sabalenka

Stavolta al gruppo di firmatari si aggiunge anche il tennista serbo: iniqua distribuzione del prize money, ecco cosa chiedono gli atleti

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L’annuncio di un montepremi da record al prossimo Roland Garros riaccende lo scontro tra i tennisti e gli organizzatori dei quattro tornei dello Slam: il pomo della discordia resta sempre quello della distribuzione degli introiti, ritenuta iniqua dagli atleti che scendono in campo e che chiedono a gran voce di poter ottenere una fetta più ampia dei ricavi.

Un gruppo formato dai migliori 20 giocatori e giocatrici al mondo, tra cui Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic e Alexander Zverev tra gli uomini e Aryna Sabalenka, Iga Swiatek, Coco Gauff e Jessica Pegula tra le donne, ha voluto ribadire la propria posizione in una lettera firmata e recapitata ai diretti interessati per esprimere la “profonda e collettiva delusione” per il prize money previsto per lo Slam parigino.

Se da un lato, infatti, gli organizzatori hanno con orgoglio annunciato un aumento del montepremi pari al 9.5% per un totale di 61,7 milioni di euro, dall’altra i tennisti si lamentano per le dimensioni ridotte della fetta a loro destinata, ovvero i 2,8 milioni di euro che rappresentano il 14/15% dei ricavi totali: una quota ritenuta esigua, dal momento che si tratta di quella destinata agli attori principali, coloro che ingenerano tali ricavi.

Un veloce raffronto con gli altri tornei del circuito Atp/Wta (il 22% è destinato ai giocatori) fa capire come si tratti in effetti di una percentuale ridotta: nelle leghe sportive Usa, addirittura, questa quota sale fino al 50% del totale del prize money. In considerazione di tutto ciò, i tennisti si lamentano per il fatto che pur essendo in crescita il montepremi del Roland Garros negli ultimi anni, + 395 milioni nel 2025 rispetto al 2024 e + 400 milioni ulteriori nel 2026, la quota loro destinata rimane invariata, andando quindi a diminuire la consistenza dei loro guadagni.

“Poiché il Roland Garros si avvia a registrare ricavi record, i giocatori stanno ricevendo una quota sempre più ridotta del valore che contribuiscono a creare”, si legge nella comunicazione, “ancora più criticamente, l’annuncio non affronta i problemi strutturali che i giocatori hanno sollevato in modo costante e ragionevole nell’ultimo anno. I tornei del Grande Slam sono resistenti al cambiamento”. Nonostante le lamentele e le continue richieste, quindi, non è stato fatto alcun passo in avanti, e in questa circostanza, a differenza dell’ultima lettera datata settembre 2025, torna a comparire il nome di Novak Djokovic, tra i firmatari della missiva di marzo 2025.

La Federazione Francese Tennis (FFT), che supervisiona lo Slam parigino con l’appoggio della ITF, ha tagliato corto rispondendo che il torneo è gestito da un ente no profit che reinvestirebbe gli introiti per far crescere il Roland Garros.

Una replica che ha fatto storcere il naso agli atleti, i quali potrebbero tornare alla carica già dall’Atp 1000 di Roma: secondo alcune indiscrezioni giunte al The Guardian, Ben Shelton e Jessica Pegula, sarebbero già d’accordo per tornare sul tema caldo con l’obiettivo di riportare su di esso l’attenzione mediatica.

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