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Il leone Nole sa ancora ruggire. Ma Sinner è il re dei rimpianti

L'azzurro mai concreto nelle fasi decisive del match. Djokovic in finale a 38 anni: può vincere il 25º Slam

 Il leone Nole sa ancora ruggire. Ma Sinner è il re dei rimpianti
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Melbourne Nove ore e trentasei minuti. Il tennis spesso racconta storie incredibili, ma una così non si era mai vista da queste parti. È l'una e mezza di notte a Melbourne quando la leggenda del Santo Giocatore aggiunge una postilla che sembrava impossibile: «Avevo detto in realtà che sarebbe stato molto difficile, e invece». Novak Djokovic ha appena battuto in cinque set Jannik Sinner, 15 anni meno di lui: «Probabilmente la serata più memorabile della mia carriera», purtroppo per noi. E la giornata più straordinaria degli Australian Open.

Già, c'è da riavvolgere il nastro. Prima semifinale, un concentrato di gioco, emozioni, ansia, polemiche e dramma. Tre partite in una, con Carlos Alcaraz

avanti di due set e mezzo che si ritrova ad essere un Sinner: un paio di giorni prima lo aveva preso in giro facendo finta di avere i crampi, ora è lì che non si muove più e vomita. Chiede un medical timeout e non potrebbe, glielo danno e Sascha Zverev esplode: «Bullshit! Volete favorire quei due». L'altro sarebbe appunto Jannik, a proposito del match contro Spizzirri fermato per chiudere il tetto mentre era in crisi, quando però era tutto legale. Zverev invece (secondo atto) contro un avversario menomato comincia a tirare pallette, dando il tempo ad Alcaraz di riprendersi per il quinto set. Così l'episodio finale lo vede servire per il match, ma a quel punto si immobilizza e perde. Carlos chiude in 5 ore e 27 minuti, «ed è stata la sfida più impegnativa della mia giovane carriera» dirà dopo avere aizzato ad ogni colpo la folla adorante. «La decisione dell'arbitro è stata sbagliata, ma non voglio sporcare una delle più grandi partite di questo torneo», smorza in sala stampa il tedesco. Non aveva visto ancora niente.

Perché poi ecco l'incredibile delirio di Nole. E l'incredibile sconfitta di Jannik: 26 ace (record), ma 2 palle break realizzate su 19 con un 0 su 8 nel quinto set: «È stato come andare sulle montagne russe cercherà di convincere tutti, anche

se stesso, a notte fonda - Un paio di cose non hanno funzionato. Lui d'altronde è stato il più grande per tanto tempo e gli Slam lo motivano ancora». E poi: «Vado via sapendo di aver migliorato alcune cose», e in effetti in quattro ore e nove minuti si è visto un po' di tutto. Anche lui sbagliare troppo.

Sarà dunque finale, domani, tra Alcaraz e Djokovic: tra chi potrebbe diventare il più giovane giocatore a completare il Grande Slam della carriera e chi invece può raggiungere quota 25, superando anche Margareth Court Smith.

«Questa serata mi ricorda la finale del 2012 contro Nadal: giocammo sei ore, ma in questo match il livello è stato più alto». E poi ride: «È valsa la pena per voi spendere i soldi per il biglietto, mi farò dare la percentuale». Ha ragione: nonostante il finale amaro, per 9 ore e 36 minuti abbiamo comunque sognato.

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