In questi tempi agitati di Var, ci mancava anche il tennis. Si sa che sui campi di tutto il mondo ormai il giudice di linea è diventato un panda, ma il fatto è che sono stati i giocatori a chiedere a gran voce che l'occhio elettronico fosse applicato anche sulla terra rossa, nonostante i tecnici stortassero il naso (visto la particolarità della superficie che rende instabile il tracciamento sul terreno). Il risultato sta dando risultati sconcertanti, e a Madrid le lamentele montano.
L'altra sera, per dire, la sempre compassata Rybakina si è scatenata per colpa di un ace assegnato alla sua avversaria, la cinese Zheng Qinwen: Elena ha chiesto all'arbitro di sedia di scendere per verificare che la palla fosse fuori, ma ha ricevuto in cambio un diniego perché l'uomo (o la donna, in questo caso) ormai non conta più niente. Ha ragione la macchina, anche quando sbaglia. La kazaka ha poi vinto il match, ma alla fine si è lamentata: «Questo sistema non funziona. Non mi fiderò più, perché non c'era alcun segno neanche lontanamente simile a quello mostrato sullo schermo». E ha citato il caso di un anno fa, quando Sascha Zverev aveva fotografato un segno con lo smartphone per certificare che l'occhio di falco era un po' cecato.
Una scena simile ha coinvolto ieri Luciano Darderi: sconfitto in due set (6-2, 6-3) dall'argentino Francisco Cerundolo, s'è visto dare contro una chiamata con la palla del rivale chiaramente fuori. Persino l'argentino era d'accordo con lui, ma la solita regola pro computer non ha permesso di fare giustizia.
Dunque il tennis è sempre più in mano ai robot, anche se c'è qualche sacca di resistenza: i rovesci artistici di Lorenzo Musetti (in campo oggi verso le 13 contro Lehecka, mentre Sinner - ieri si è allenato sotto lo sguardo vigile del suo staff tecnico composto da Simone Vagnozzi e Darren Cahill - incontrerà Norrie alle 11) o il talento ruspante di Flavio Cobolli. O, ancora, la sorpresa Jodar, il nuovo astro nascente che l'altra sera ha battuto Fonseca nel derby delle belle speranze. Si chiama Rafa, e potrebbe incrociare proprio Jannik nei quarti: la Spagna già sogna.