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Sinner, la novità sulla risposta al servizio (e non solo): cosa è cambiato nel suo modo di giocare

Il modo in cui Jannik Sinner sta in campo è già cambiato in maniera evidente rispetto al 2025: ecco quali sono i suoi nuovi punti di forza

Sinner, la novità sulla risposta al servizio (e non solo): cosa è cambiato nel suo modo di giocare
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Parola d’ordine: cambiamento. È stata questa la promessa che Jannik Sinner ha fatto a sé stesso, alla fine del 2025, per cercare di essere meno prevedibile per gli avversari e le novità sono già visibili. L’inizio di stagione un po’ zoppicante (Australian Open e Doha) è già stato cancellato dall “Sunshine Double” nel cemento americano del mese di marzo mentre è già iniziata la stagione della terra rossa.

Cosa ha cambiato Sinner

Ecco, specialmente le ultime vittorie hanno mostrato novità a volte “invisibili” ma che sono determinanti per un campione, un fuoriclasse a tutto tondo come l’altoatesino. Per non far “abituare” i suoi avversari, una novità importante riguarda la posizione sul servizio degli avversari.

“Sinner ha fatto un upgrade: in risposta mischia, un punto si mette con i piedi sulla riga di fondo e quello dopo arretra. Prima invece giocava il game tutto lontano o tutto vicino. Abbiamo lavorato sulla sua flessibilità. Se faceva il punto, voleva giocarlo sempre così. Invece bisogna cambiare, sennò gli altri si abituano”, ha spiegato a SkySport Simone Vagnozzi, uno dei suoi due coach insieme all’australiano Darren Cahill.

Le altre novità

Sembra una cosa da nulla ma, in concreto, fa tutta la differenza del mondo. Jannik, però, ha visibilmente cambiato, quando necessario, anche la “tattica” del suo gioco. Soprattutto sulla terra rossa, come ha già fatto vedere nelle prime due gare del torneo di Montecarlo, quando può prova ad “accorciare” gli scambi scendendo sotto rete invece di continuare, quasi esclusivamente, a “martellare” da fondo campo. Sulla superficie più lenta di tutte, questo modo di scambiare può essere un ottimo valore aggiunto per risparmiare preziose energie soprattutto in vista del Roland Garros quando si giocherà al meglio dei tre set.

Ma non è finita qui: un altro colpo che sta affinando sempre di più è il drop shot, ovvero un colpo delicato e strategico, studiato per atterrare appena sopra la rete per costringere l'avversario a correre in avanti e spesso impedendogli di rispondere.

“Sta capendo meglio il momento in cui farlo e dove farlo in base alla palla che dà l’avversario. Ora comincia anche a giocarlo di rovescio ed è un colpo in cui può migliorare ancora, quando lui tira forte di rovescio gli altri fanno un passo indietro e quindi poi fare una smorzata sarebbe un passo avanti nel suo gioco e nel suo bagaglio tecnico”, ha aggiunto Vagnozzi.

Dunque, parola d’ordine imprevedibilità. “Abbiamo lavorato veramente tanto sulla sua flessibilità, perché lui era il classico ragazzo altoatesino che se fa un punto in un modo puoi vuole farlo sempre allo stesso modo. C’è il rischio, soprattutto nei match tre su cinque, che gli altri si abituino.

Devi essere bravo a essere camaleontico durante la partita, saper cambiare quando le cose non vanno bene o anche quando l’altro cambia qualcosa. Lui ha una base molto solida, noi cercavamo un po’ di aggiungere qualcosa”, ha concluso il coach.

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