«Bez, Kimi, Italia». La dedica sulla telecamera spiega cos'è Sinner per lo sport: un traino irresistibile. Ha cominciato nel tennis, quando i suoi colleghi azzurri si sono chiesti «se ce l'ha fatta lui, perché noi no?» e da lì hanno cominciato a occupare la classifica. Poi l'effetto Jannik ha cominciato ad uscire dal suo mondo, e quella scritta lo dimostra. Ora tocca al calcio, e per questo l'ennesimo tonfo produrrebbe stavolta un boato.
Erano le due di notte qui da noi quando Jannik è diventato l'ottavo tennista della storia a vincere Indian Wells e Miami, la serie del Sunshine Double. Lo ha fatto con un'altra vittoria in due set (la diciassettesima di fila nei Masters 1000), con un doppio 6-4 che è l'ennesimo risultato del suo mantra: lavoro e sacrificio. Il marchio di fabbrica editato da tutti coloro che stanno portando il tricolore nel mondo. E non solo in auto e moto, ma anche alle Olimpiadi invernali piuttosto che ai Mondiali indoor di Atletica: è la nostra età dell'oro, con il riflesso rosso di Sinner.
Adesso comincia la stagione sulla terra rossa: la vittoria americana ha esaltato la resistenza preparata al caldo, i cambiamenti tecnici, la continuità del servizio, la pazienza per una finale interrotta dalla pioggia, che in questa fase primaverile diventa un'arma in più. Ora l'obbiettivo è Parigi, con due passaggi importanti: partire bene a Monte Carlo e, poi, essere il primo italiano a vincere il torneo maschile a Roma 50 anni dopo Panatta. «Sono contento di tornare in Europa, ora vedo come sto e poi ricomincio ad allenarmi». A casa, quella del Principato che non piace ai malpensanti, ma che è il posto dove può tirare il fiato. I 2000 punti americani lo riavvicinano ad Alcaraz, che arriva al Country Club con un nuovo yacht e più riposato.
Potrebbe esserci il nuovo sorpasso, «però sul rosso lui è più forte spiega Jannik -. Io voglio godermi il presente: è un momento magico per lo sport italiano, manca solo la qualificazione ai Mondiali di calcio». Nazionale avvisata...