Terremoto, è ancora caos soccorsi

Nel sesto giorno di emergenza dopo il terremoto che ha devastato Haiti,
la macchina dei soccorsi arranca ancora, gli aiuti cominciano ad
arrivare sull'isola, ma il coordinamento di mezzi e uomini resta
un'impresa titanica su un territorio dove il livello di distruzione ora
dopo ora risulta sempre più grave

Nel sesto giorno di emergenza dopo il terremoto che ha devastato Haiti, la macchina dei soccorsi arranca ancora, gli aiuti cominciano ad arrivare sull'isola, ma il coordinamento di mezzi e uomini resta un'impresa titanica su un territorio dove il livello di distruzione ora dopo ora risulta sempre più grave. Ecco di seguito alcuni degli ostacoli e dei problemi principali che le squadre sul posto devono affrontare

AEROPORTO Il piccolo scalo internazionale di Port-au-Prince é ingorgato dai numerosi voli di aiuti. Il governo haitiano ne ha affidato la gestione agli Stati Uniti. L'aeroporto ha una sola pista e la capacità di scaricare i carichi è totalmente inadeguata. Finora sono arrivate 180 tonnellate di aiuti, ma la mancanza di mezzi di trasporto e carburante ne rallenta la distribuzione.

PORTO Il principale porto di Port-au-Prince è rimasto pesantemente danneggiato nel sisma. Ieri la prima nave è riuscita ad attraccare, trasportava banane e carbone. Il generale americano Ken Keen, responsabile delle operazioni, ha affermato che gli Usa cercheranno di rimettere in funzione il più presto possibile i porti di Haiti. Intanto è giunta la portaerei Usa USS Carl Vinson, trasporta 19 elicotteri e fungerà da 'aeroporto galleggiante' per i soccorsi.

STRADE Molte strade sono impraticabili, sia perché danneggiate dal terremoto, sia perché bloccate da cumuli di macerie e veicoli distrutti e abbandonati. Agenzie umanitarie non sono riuscite per questo ad accedere ai propri magazzini.

CARBURANTE Le operazioni di soccorso sono particolarmente difficili anche per la mancanza di carburante che blocca il trasporto di aiuti e lo spostamento delle squadre di soccorso.

SICUREZZA L'Onu rileva che la situazione è in generale abbastanza calma con solo alcuni episodi di violenza. Alcuni soccorritori sono stati tuttavia costretti ad interrompere le operazioni per motivi di sicurezza, in particolare al calar della sera. Giungono intanto notizie di saccheggi e oggi la polizia haitiana ha sparato in un mercato di Port-au-Prince, uccidendone almeno una persona.

TENDOPOLI L'Onu ritiene che la metà degli edifici nelle zone più colpite siano stati pesantemente danneggiati o totalmente distrutti. I sopravvissuti sono così sparsi tra più luoghi con spazi aperti dove accamparsi. Si utilizzano anche resti e macerie per costruire capanne di fortuna. Costruire rifugi è tra le più urgenti necessità, come procurarsi tende e reti che proteggano dagli insetti.

ACQUA Anche prima del terremoto solo la metà della popolazione di Haiti aveva accesso ad acqua pulita. La situazione è disastrosa, le scorte sono esaurite e l'acqua distribuita dalle squadre di soccorso soddisfa solo una minima parte delle necessità. La mancanza di acqua mette in difficoltà in particolare gli ospedali.

CIBOn Solo 13.000 persone su 3 milioni hanno avuto accesso ai viveri distribuiti dal Programma alimentare mondiale (Pam). La distribuzione è estremamente rallentata. Due convogli con cibo provenienti dalla Repubblica Dominicana sono riusciti ad entrare a Port-au-Prince dopo 12 ore di viaggio.

SEPOLTURA DELLE VITTIME Migliaia di cadaveri sono accumulati per le strade e all'esterno degli ospedali. Molti sotto le macerie, mentre decine di migliaia di morti sono stati sepolti in fosse comuni.

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