Leggi il settimanale

Houthi spariti dal fronte, dietro il silenzio dei ribelli sciiti la carta segreta dell’Iran

Dopo gli attacchi nel Mar Rosso, il gruppo yemenita ha rallentato le operazioni. Ma tra raid subiti e calcoli strategici, la minaccia non è affatto finita

Houthi spariti dal fronte, dietro il silenzio dei ribelli sciiti la carta segreta dell’Iran
00:00 00:00

Che fine hanno fatto gli Houthi? I ribelli yemeniti erano, almeno fino a qualche mese fa, tra i protagonisti più importanti delle tensioni in Medio Oriente nonché uno dei principali fattori di instabilità lungo le rotte marittime regionali. Le loro operazioni - dai missili lanciati contro Israele agli attacchi ai danni delle navi commerciali - hanno più volte messo sotto pressione il traffico tra lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Golfo di Aden, uno dei passaggi più cruciali per il transito internazionale di petrolio e merci. Eppure oggi, con la guerra in Iran che sta entrando in una fase sempre più dura, gli Houthi sembrano improvvisamente scomparsi dai radar.

Lo strano silenzio degli Houthi

Dove sono finiti gli Houthi e, soprattutto, perché non stanno partecipando attivamente al conflitto in corso? Il gruppo, guidato da Abdul-Malik al-Houthi, è stato del resto per anni uno degli attori più aggressivi dell’“asse della resistenza” sostenuto da Teheran.

E ancora: nel pieno della guerra regionale scatenata dopo l’attacco di Hamas a Israele, nell’ottobre 2023, i miliziani yemeniti avevano lanciato decine di attacchi contro navi commerciali e militari, arrivando persino a colpire obiettivi vicino a Tel Aviv. Nel momento in cui scriviamo, invece, la loro attività appare ridotta al minimo, nonostante le tensioni nell’area continuino a crescere.

L’apparente immobilità del gruppo potrebbe essere parte di una strategia molto più calcolata. Come ha spiegato il Financial Times, non è da escludere che gli Houthi stiano semplicemente guadagnando tempo dopo essere stati duramente colpiti dai bombardamenti statunitensi del 2025. Le operazioni militari americane avevano infatti centrato infrastrutture strategiche e reti di comunicazione dei ribelli, indebolendo temporaneamente la loro capacità operativa. Non manca tuttavia chi parla di una scelta coordinata con Iran, che potrebbe voler mantenere gli Houthi come “riserva strategica” in caso di escalation. In altre parole, il movimento resterebbe per ora in secondo piano per evitare attacchi diretti da parte di Washington o di Israele, mantenendo però intatta la propria capacità di colpire quando necessario.

Una strategia curiosa

Alcuni segnali suggeriscono che la preparazione militare non si sia fermata: secondo fonti di intelligence citate dal solito FT, i ribelli starebbero rafforzando le loro posizioni lungo la costa del Mar Rosso, in particolare attorno al porto di Hodeidah, uno dei loro principali snodi logistici. Video diffusi sui social media mostrano esercitazioni militari, lanci di missili e messaggi propagandistici rivolti agli Stati Uniti e a Israele.

Un’altra spiegazione riguarda la situazione politica e militare interna allo Yemen. Gli Houthi controllano gran parte del nord del paese e negli ultimi anni hanno consolidato un fragile equilibrio con l’Arabia Saudita, il loro principale rivale regionale. Dopo anni di guerra, Riyadh ha cercato di ridurre il proprio coinvolgimento nel conflitto yemenita, aprendo negoziati indiretti che potrebbero portare a un accordo politico ed economico con i ribelli. Per gli Houthi, entrare direttamente in un conflitto più ampio contro Stati Uniti e Israele significherebbe rischiare di compromettere questo fragile processo diplomatico.

C’è poi un altro elemento: la sopravvivenza del gruppo è strettamente legata alla stabilità dell’alleanza con l’Iran.

Se Teheran dovesse trovarsi in difficoltà nello scontro con Washington e Tel Aviv, gli Houthi potrebbero diventare uno dei principali strumenti di pressione nella regione, ad esempio colpendo il traffico marittimo tra il Mar Rosso e il Golfo Persico o minacciando le infrastrutture petrolifere saudite.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica