Sbarco a Lampedusa nel 2011 poi Svezia e Belgio: jihadista di Bruxelles in giro per l'Ue da 12 anni

Abdesalem Lassoued sarebbe sbarcato a Lampedusa nel 2011, sarebbe andato in Svezia e "grazie" al patto di Dublino è stato rimandato nel nostro Paese. Era noto il suo profilo "radicalizzato"

Sbarco a Lampedusa nel 2011 poi Svezia e Belgio: jihadista di Bruxelles in giro per l'Ue da 12 anni
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Emergono nuove evidenze sull'attentatore di Bruxelles. Abdesalem Lassoued, che è stato ucciso questa mattina dalla polizia dopo una fuga di oltre 13 ore, sarebbe arrivato a Lampedusa con un barcone nel 2011. Che fosse passato per l'Italia era già stato acclarato: le tracce del suo passaggio a Genova sono state trovate sul suo profilo Facebook, ora oscurato. Tuttavia, ci sono segni anche di un suo passaggio a Bologna nel 2016, dove era stato identificato dalla Digos come radicalizzato: aveva espresso la volontà di aderire per il jihad e partire per combattere. L'uomo è stato monitorato anche dall'intelligence. In queste ore, i carabinieri del Ros stanno lavorando d'intesa con la Digos e l'autorità giudiziaria di Bologna per ricostruire il percorso fatto in Italia dal terrorista.

In qualche modo, Lassoued, che era irregolare in Europa, aveva fatto domanda di asilo in Italia e pare l'avesse poi ripetuta anche in Belgio, dove era stata rifiutata nel 2020. Tra i passaggi (diversi) in Italia e in Belgio, però, se ne registra un altro in Svezia, dove l'uomo avrebbe abitato per un periodo fino a che nel 2014 era stato rimandato nel nostro Paese tramite l'aeroporto di Torino-Caselle. Il Paese scandinavo aveva operato all'interno del recinto del meccanismo del patto di Dublino, secondo il quale i richiedenti asilo devono essere rimandati nel Paese di primo approdo, quindi l'Italia.

Dopo la richiesta in Italia, però, pare riesca a farne una nel 2019 a Bruxelles. "È noto per atti sospetti: tratta di esseri umani, soggiorno illegale e pericolo per la sicurezza dello Stato", ha dichiarato il ministro della Giustizia belga, Vincent Van Quickenborne, sottolineando nel suo Paese la richiesta gli era stata rifiutata nel 2020. "Nel 2016, informazioni non confermate trasmesse da un servizio di polizia straniero indicavano che l'uomo aveva un profilo radicalizzato e che voleva partire per una zona di conflitto per la jihad. Le informazioni sono state verificate ma non è stato possibile fare nulla: non vi era alcuna indicazione concreta di radicalizzazione", ha aggiunto il ministro. Lassoued viveva in Belgio "in totale incognito. Dobbiamo trarre le dovute conclusioni. Innanzitutto, l'ordine di lasciare il territorio dev'essere più restrittivo. Ciò richiederà più monitoraggio e comunicazione con i Paesi d'origine", ha detto il premier belga Alexander De Croo in conferenza stampa. "Sapevamo che l'autore era un richiedente asilo, non aveva precedenti penali, non era mai stato in un centro per asilo. Non era sulla lista dei terroristi", ha concluso,

La ricostruzione dei movimenti del terrorista di Bruxelles evidenzia come il meccanismo dei dublinanti sia deleterio per il nostro Paese, costretto dalla geografia a essere porto di sbarco di centinaia di migliaia di irregolari ogni anno. Di molti di questi non si conosce nemmeno la vera identità e quindi risulta complicato risalire alla possibile storia criminale e in più, in base al patto di Dublino, siamo costretti a riprenderci tutti quelli che non vengono accolti negli altri Paesi. Un rischio esponenziale per l'Italia, che risulta essere evidentemente esposta in maniera enorme al rischio di radicalizzazione e terrorismo.

"Uno dei principali fattori scatenanti dei flussi è costituito dai conflitti armati: in questo momento alle porte dell'Europa ce ne sono due, la guerra in Ucraina e il conflitto israelo-palestinese, entrambi incerti e suscettibili di provocare un impatto sulle dinamiche dei flussi", ha spiegato il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che ha sottolineato come il conflitto in Medio Oriente rechi in sé "anche il rischio di innescare radicalizzazioni islamiste".

La stessa preoccupazione è stata espressa da Guido Crosetto, ministro della Difesa, che ragiona sul fatto che l'attuale situazione in Medio Oriente si configura come una "crisi che potrebbe causare pesanti ripercussioni sulla stabilità della regione con il rischio di un'escalation nel Mediterraneo".

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