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Legami con Iran e Hamas: il report Usa accende i fari sugli attivisti. Spuntano anche Lucano e Ilaria Salis

Il dossier del Network Contagion Research Institute ricostruisce la rete legata a CodePink e Medea Benjamin, tra finanziamenti opachi e contatti con Teheran. Nel viaggio a Cuba anche i due eurodeputati di Avs

Legami con Iran e Hamas: il report Usa accende i fari sugli attivisti. Spuntano anche Lucano e Ilaria Salis

C’è un nome che ritorna nelle carte raccolte dal Network Contagion Research Institute (Ncri): Susan “Medea” Benjamin. Fondatrice di CodePink, volto storico dell’attivismo pacifista americano, la donna oggi è indicata dal report come il perno di un sistema di fondazioni, organizzazioni e iniziative internazionali che, secondo i ricercatori, meriterebbe l’attenzione delle autorità statunitensi. Un dossier che, come riporta l’Adnkronos, mette insieme documenti fiscali, registri telefonici e atti pubblici per ricostruire una presunta rete di influenza ritenuta vicina alle narrazioni di Teheran, Hamas e Cuba.

Il rapporto si intitola “Following the Benjamins”, gioco di parole tra il cognome della protagonista e l’espressione americana che invita a “seguire i soldi” (“follow the money”, ndr). Al centro c’è Arc of Justice Foundation, già Benjamin Fund Inc., fondazione privata con sede a Miami. Secondo il Ncri, i suoi attivi sarebbero passati da 12,2 milioni di dollari nel 2012 a quasi 48 milioni nel 2022. La governance, sempre stando al dossier, sarebbe interamente familiare: Benjamin presidente, la figlia Maya Danaher tesoriera, il marito Jonathan Raggett segretario.

Il punto più delicato riguarda la trasparenza. I ricercatori sostengono di non aver trovato la fondazione nel registro delle organizzazioni benefiche attive in Florida, né con il nome attuale né con quello precedente. A questo si aggiungono, secondo il rapporto, la revoca dello status di esenzione fiscale in California nell’aprile 2024 e l’assenza dagli archivi pubblici dell’Irs di alcune dichiarazioni federali annuali. Il Ncri parla di “tre fallimenti concorrenti di supervisione”, formulazione che fotografa il cuore dell’accusa: una struttura finanziaria rilevante ma con presunte zone d’ombra proprio negli anni delle iniziative più controverse.

Tra queste c’è il convoglio Nuestra América, partito da Miami lo scorso 20 marzo 2026 con destinazione Cuba. Una sorta di flotilla caraibica, con 650 delegati da 33 Paesi e 120 organizzazioni. CodePink, secondo il dossier, avrebbe noleggiato un aereo per cento partecipanti e consegnato all’Avana circa tre tonnellate di forniture mediche, per un valore stimato in 433 mila dollari. La cerimonia di benvenuto si sarebbe svolta nella sede dell’Icap, l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, alla presenza del presidente Miguel Díaz-Canel.

Nel convoglio figuravano anche nomi noti dell’attivismo internazionale. Il New York Post ha indicato tra i presenti la figlia della deputata democratica Ilhan Omar e lo streamer Hasan Piker. Per l’Italia le presenze politicamente più significative sono quelle degli europarlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis e Mimmo Lucano, documentate anche dai rispettivi profili social. C’era anche Greta Thunberg, da tempo impegnata non solo sul clima ma anche sul fronte pro-palestinese e contro le sanzioni a Cuba.

Altro capitolo: i rapporti con l’Iran. Il Ncri cita registri di chiamate trapelati da Press Tv - emittente statale iraniana sanzionata dall’Ofac, l’ufficio del Tesoro americano che applica le sanzioni economiche -. Da quei dati emergerebbero 61 contatti in uscita verso Benjamin, che collocherebbero l’attivista nel 3 per cento dei soggetti statunitensi più frequentemente contattati. I ricercatori sostengono che in alcuni casi a quelle chiamate sarebbero seguiti messaggi sui social in linea con la posizione iraniana su eventi sensibili, dall’uccisione dello scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh agli attacchi dell’allora ministro degli Esteri Javad Zarif contro Mike Pompeo. Per il Ncri lo schema sarebbe “operativo piuttosto che giornalistico”.

Il dossier ricostruisce poi una serie di contatti avvenuti negli anni con esponenti di Hamas e istituzioni iraniane. Nel 2009 Benjamin e il compagno Tighe Barry avrebbero ricevuto a Gaza una lettera del viceministro degli Esteri di Hamas Ahmed Yousef indirizzata al presidente Barack Obama, da consegnare all’ambasciata americana al Cairo. Nel 2012, durante una visita a Gaza, Benjamin e Barry avrebbero incontrato Ismail Haniyeh, allora primo ministro di Hamas. Nel 2014 Benjamin avrebbe partecipato a una conferenza della New Horizon Organization a Teheran, dove sarebbe immortalata accanto a Khalid Ghodomi, rappresentante di Hamas in Iran. Ancora nel 2019 - anno in cui New Horizon diventa piattaforma di reclutamento di intelligence dell'Irgc, le guardie rivoluzionarie iraniane - secondo il Ncri avrebbe guidato una delegazione nella capitale iraniana con un incontro privato di 90 minuti con Zarif.

Anche il versante cubano viene osservato con attenzione. Le iniziative di CodePink sull’isola sarebbero state coordinate con l’Icap, presieduto dal 2017 da Fernando González Llort, già noto alle autorità americane con l’alias Rubén Campa. González Llort, ricorda il report, fu condannato negli Stati Uniti per aver operato come agente non registrato del governo cubano e scontò oltre 15 anni di carcere. Dopo il convoglio del marzo 2026, la commissione della Miami-Dade County ha votato all’unanimità una condanna politica di CodePink e dell’iniziativa, citando il coordinamento con entità governative cubane.

Il flusso dei finanziamenti è un altro passaggio centrale. Arc of Justice avrebbe versato almeno 1.708.200 dollari a CodePink tra il 2016 e il 2022, oltre a fondi destinati all’Alliance for Global Justice e al National Iranian American Council. L’Afgj, in particolare, è stata sponsor fiscale di Samidoun (rete a sostegno dei prigionieri palestinesi) fino alla designazione dell’ottobre 2024, quando è stata classificata come struttura di raccolta fondi per il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione marista-leninista indicata come terroristica da Stati Uniti e Ue. Il Niac, invece, è finito al centro di una richiesta di indagine Fara (Foreign Agents Registration Act) presentata nel 2020 da tre senatori repubblicani per presunta attività non dichiarata in favore del regime iraniano.

Il Ncri chiede che le autorità competenti verifichino quattro possibili violazioni della legge: la mancata registrazione come organizzazione benefica in Florida, il rispetto della nuova legge statale SB 700 sulle donazioni provenienti da Paesi considerati a rischio, gli adempimenti fiscali federali e l’eventuale applicazione del Fara, la normativa americana che obbliga chi agisce per conto di soggetti stranieri a registrarsi presso il Dipartimento di Giustizia. Da qui la richiesta di un intervento coordinato di cinque autorità: il dipartimento agricolo della Florida, il procuratore generale dello Stato, il fisco federale, l'unità Fara del Dipartimento di Giustizia e il Tesoro americano.

La prudenza è d’obbligo.

Il rapporto è una ricostruzione firmata da un centro di ricerca, ma il quadro tracciato è politicamente pesante: una fondazione milionaria con sede in Florida, attivismo internazionale, rapporti con apparati statali ostili agli Stati Uniti e una rete di iniziative che arriva fino all’Europa.

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