Terzi: «La sfilata del Duomo? Come una grande opera pop»

È un modello inimitabile e, della collezione di questa primavera estate 2010, pare anche la couture più invidiata, con quel pizzo che ricorda le guglie del Duomo e una tinta blu notte che solo Milano ha saputo accendere: «Milano loves fashion» non è stato solo un evento, one night show, somiglia semmai ad una creazione fra le più riuscite di queste settimane della moda. Tanto che in Comune si pensa a creare un format da ripetere almeno una volta l’anno: «Il consenso è stato enorme - spiega Giovanni Terzi, assessore alle Attività produttive -. Intendiamo ripetere l’evento l’anno prossimo, perché è la riprova che quando la creatività esce dai suoi templi e incontra la gente, Milano risponde». Unire musica, teatro, danza e moda sembrava impossibile, ma giovedì scorso Piazza Duomo ha ospitato «un’opera pop» in grado di radunare 35mila persone, far collegare 89 televisioni, mentre pillole dei momenti salienti della serata finivano postati su you tube per la gioia di chi ama le repliche del «play it again». Preziosa la collaborazione di Ennio Capasa di Costume National, saggia la regia di Marco Balich che ha gestito un budget di un milione di euro per convogliare sul palco tante eccellenze. «L’obiettivo è riportare la moda in piazza almeno ad ogni autunno - aggiunge Terzi -. Nell’altra «stagione» della Moda il meteo rende le cose più difficili ma pensiamo comunque a delle iniziative collaterali, in primis un’apertura ad hoc dei negozi e un coinvolgimento di locali e ristoranti». La notte della moda firmata da Vogue ha, per esempio, lasciato il segno nei pensieri dell’assessore: «È un buon modello che potremmo adottare». Non è vero insomma, secondo l’assessore, che la Moda «non ha impatto» su Milano: «Il settore fashion costituisce il 50% del Pil della città e coinvolge quindi un milanese su due, ma pensiamo - prosegue Terzi - a quanto gli stilisti hanno fatto e fanno per Milano, da Armani e lo sport, da D&G e l’arte, a Trussardi e Prada con le rispettive Fondazioni»; solo per citare alcuni modelli di «buon governo» che hanno stupito lo stesso assessore: «Quando ho conosciuto meglio i grandi stilisti ne ho apprezzato l’affabilità e l’impegno per la città». Ora si tratta di «rendere il favore». L’idea che gli stilisti propongano in Duomo un compendio, un florilegio delle loro collezioni per Terzi sarebbe sbagliato: «Le maison lavorano tutto l’anno per pochi minuti di passerella, un ingranaggio delicatissimo, studiato nei minimi dettagli: ingiusto chiedere loro di mischiarsi, confondendo gli spazi». Ognuno deve avere la propria vetrina. Ai Milanesi penserà invece Milano. E il suo amore per la Moda. Edizione seconda: l’appuntamento è per il prossimo anno.

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