Tettamanzi ai lavoratori: «Contro la crisi serve sobrietà»

Da questa crisi occorre imparare, non soltanto uscire, altrimenti altre e nuove crisi «incomberanno domani come una costante minaccia, pronte prima o poi a rinascere dalle ceneri di quella appena estinta». Così il cardinale Dionigi Tettamanzi ha parlato della crisi economica in un passaggio del messaggio ai lavoratori in occasione della festa del primo maggio. Ed ha invitato i fedeli a «un’attenta sobrietà» e «all’oculatezza negli investimenti che può creare nuove e sempre migliori occasioni di lavoro».
Tuttavia tutto questo, secondo il cardinale, non basta per uscire dalla crisi. «Occorre attivare una rinnovata solidarietà tra lavoratori - sostiene Tettamanzi - per uscire dall’attuale emergenza sociale e occupazionale. Non sempre infatti la difficoltà unisce le persone. Viceversa, soltanto assieme è possibile giungere a redistribuire più correttamente gli oneri della crisi oggi e a trovare soluzioni per il domani». Il cardinale fa riferimento ai contratti di solidarietà, «che consentono di ripartire in modo equo una riduzione di lavoro divenuta ormai inevitabile, scongiurando in molti casi il ricorso al licenziamento. Il lavoro - prosegue Tettamanzi - è problema di tutti, non di alcuni soltanto; è questione primaria che deve trovarci tutti e insieme impegnati per uscire dall’attuale emergenza, ciascuno secondo le proprie competenze e responsabilità».
Proprio come impulso ad affrontare insieme la crisi, nei suoi molteplici aspetti, Tettamanzi ha dato vita nel Natale 2008 al Fondo famiglia-lavoro, grazie al quale è stato possibile andare incontro alle gravi difficoltà di migliaia di famiglie. Il desiderio del cardinale è che il fondo sia continuamente alimentato, almeno finché durerà la crisi, e promosso in tutti i suoi aspetti: come occasione di approfondimento delle relazioni con le persone colpite da povertà vecchie e nuove, di educazione alla sobrietà, alla solidarietà e ai nuovi stili di vita, di sensibilizzazione delle persone, specialmente dei ragazzi e dei più giovani, delle famiglie e delle nostre comunità. «Abbiamo bisogno di costruire legami nuovi - spiega il cardinale - più autentici, più intensi, a partire dalla famiglia, dal territorio, dagli ambienti di lavoro, dove si gioca gran parte della giornata e della vita di ciascuno».

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