Tfr, ancora sette giorni per l’accordo definitivo

Venerdì prossimo l’incontro decisivo tra governo e parti sociali. Resta il nodo-compensazioni. Maroni fiducioso

da Milano

Sarà pronto solo la prossima settimana il decreto legislativo sulla previdenza integrativa. Nell’incontro di ieri con le parti sociali il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha annunciato che intende accogliere gran parte delle richieste dell'avviso comune firmato da 22 organizzazioni, ma ha sottolineato che ci sono ancora alcuni capitoli aperti, quali le compensazioni alle imprese che dovranno rinunciare al Tfr come fonte di autofinanziamento.
Maroni, comunque, ha annunciato un nuovo incontro per venerdì 9 settembre (se necessario, ha detto, per cercare un accordo si potrà fare una discussione non stop), e si è detto ottimista sulla possibilità di «rispettare i tempi» a partire dall’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei ministri entro il 6 ottobre, data di scadenza della delega, e dal decollo della nuova normativa da gennaio 2006. «Siamo perfettamente in tempo - ha detto il ministro - gli ostacoli più grandi sono stati rimossi. Restano da concludere il protocollo di intesa con l’Abi sull’accesso al credito e il miglioramento delle compensazioni alle imprese. Il 95% del lavoro è stato fatto, rispetteremo i tempi».
E se sulle compensazioni alle imprese la Confindustria ha ribadito che non farà passi indietro e che non accetterà provvedimenti che implichino penalizzazioni per quelle aziende che dovranno conferire il Tfr ai fondi integrativi, segnali di schiarita sembrano arrivare dall’Abi. «Ci ha fatto piacere - ha detto il direttore generale Giuseppe Zadra - che il ministro abbia riconosciuto che il concetto di automatismo nella concessione del credito è tecnicamente sbagliato».
La soluzione, secondo Maroni, va cercata in una sorta di «automatismo ridotto» che consentirebbe un accesso automatico al credito per l’intero importo del Tfr conferito ai fondi da quelle aziende che «non presentano elementi negativi. Un’impresa che è sull’orlo del fallimento - ha spiegato - non potrà avere facilitazioni nell’accesso al credito».
Quanto alle modalità di conferimento del Tfr ai fondi pensione in caso di silenzio-assenso, i sindacati confermano le richieste contenute nell’avviso comune per una norma che privilegi i fondi negoziali e comunque l’accordo tra le parti sociali. «Dopo il lavoro fatto questa estate - ha detto Maroni - sono convinto che non ci siano ostacoli insormontabili per l’accordo su un testo».

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