
da Venezia
È il progetto di una vita: "Ero folle e lo immaginavo fin da quando ero piccolo. Tutto quello che ho fatto mi ha portato a questo punto. Per me la Creatura rappresenta una linea retta dal mio primo mostro, Calibano di Shakespeare, fino a Mary Shelley". Ossia a Frankenstein che non è l'ennesima trasposizione dell'omonimo romanzo di Mary Shelley ma è un film di Guillermo Del Toro, il regista messicano che, della triade ispanica a Hollywood (gli altri due amici sono Alejandro González Iñárritu e Alfonso Cuarón), è quello che rappresenta il lato del cinema più bambinesco (non certo infantile) e fantastico, da Hellboy del 2004 all'ultimo Pinocchio passando per La forma dell'acqua - The Shape of Water, Leone d'Oro qui a Venezia nel 2017.
Con lui si torna linguisticamente al cinema delle origini (gli effetti digitali sono molto limitati perché, dice il regista, "se mettiamo un attore in un luogo reale, con altezze reali, reagisce in un altro modo, sicuramente diverso dall'avere uno schermo verde dietro") e all'essenza delle storie che, alla fine, parlano solo d'amore. Ecco la sontuosa e barocca messa in scena che inizia nelle remote distese artiche, con una nave che si incaglia tra i ghiacci e salva il dottor Victor Frankenstein che sta sfuggendo alla furia della sua Creatura, ai sanguinosi campi di battaglia dell'Europa ottocentesca con i corpi dei soldati martoriati e a brandelli che servono proprio allo scienziato per comporre, come un patchwork, il suo "figlio" apparentemente mostruoso.
Frankenstein, che uscirà in cinema selezionati il 17 ottobre e su Netflix il 7 novembre, nelle mani di Guillermo Del Toro si trasforma con un nuovo e inedito punto di vista che mette a confronto, quasi come con la par condicio, le due versioni della storia, con la prima parte del film dedicata a quella raccontata da Victor Frankenstein, interpretato Oscar Isaac, e con la seconda dalla Creatura a cui presta la sua altezza un metro e novantasei Jacob Elordi.
È chiaro che lo scienziato illuminista che, per sfidare la natura, passa su tutto e su tutti è il vero mostro, mentre la sua Creatura, ingabbiata nell'immortalità che non ha certo chiesto, senza poter aver accanto persone sue simili, odiato da tutti in quanto diverso, è terribilmente umana.
Dinamiche ancora oggi attuali secondo Del Toro: "Il film parla di che cosa significhi essere umani in un periodo in cui siamo soggetti a una rapidissima tecnologia e a guerre dappertutto. Bisogna saper accogliere la diversità e mettere da parte il terrore che fa parte di ciascuno di noi. I mostri oggi sono in giacca e cravatta ma c'è ancora dell'umanità in giro e la si trova guardando gli occhi delle persone. Jean Paul Sartre diceva che l'inferno sono gli altri mentre io dico che sono la salvezza".
A proposito di occhi il regista non può non ricordare quelli di Boris Karloff nel Frankenstein di James Whale visto a sette anni: "Sentii un fremito di riconoscimento in quell'istante decisivo: l'horror gotico divenne la mia chiesa e lui il mio messia".
Nei panni della Creatura il belloccio attore australiano Jacob Elordi, diventato famoso nel globo terraqueo per la serie Euphoria, che racconta come ci siano aspetti autobiografici perché "ogni singolo aspetto di questa storia ha a che vedere con me e con la mia scelta di fare cinema ed è il motivo per cui ho cercato di essere il più possibile onesto e sincero nel nel realizzare questo film". Mentre in quelli del dottor Frankenstein c'è Oscar Isaac: "È stato un magnifico viaggio emotivo e psichedelico su una materia cupa e oscura. Sapevamo tutti che era il sogno di una vita di Guillermo e ci siamo sincronizzati tutti su questo. Anche se, quando parlavo con lui in spagnolo, Jacob Elordi si arrabbiava perché pensava che stessimo dicendo cose contro di lui".
Nel film è fondamentale anche il personaggio di Elizabeth, interpretata da Mia Goth,
che, fin da subito, capisce l'umanità della Creatura: "Mi sono sentita veramente in sintonia con lei solo quando ho indossato i costumi ma lavorare con Guillermo è stato realizzare un sogno e un'esperienza veramente magica".