La Toscana butta soldi pubblici per dare del golpista al premier

L’ultima crociata di Claudio Martini: spendere soldi pubblici per dare del golpista al premier, 6mila euro per uno spazio pubblicitario sul sito web del Corriere della Sera. Lui è quello che, per esser nato in Tunisia, appena eletto si definì «il primo presidente extracomunitario della Toscana». Ed è lo stesso che nel 2002, con le devastazioni del G8 di Genova ancora calde, offrì Firenze come sede del Social Forum, fece spallucce di fronte alla reprimenda di Oriana Fallaci («Fiorentini chiudete tutto, abbassate le saracinesche, metteteci il cartello che i coraggiosi misero nel 1922 quando i fascisti fecero la marcia su Roma: chiuso per lutto»), e poi istituì a San Rossore una specie di Porto Alegre permanente al gusto di ribollita. Soprattutto, Martini è il «crociato del Pd» che in nove anni ha presentato ben 62 ricorsi alla Corte costituzionale contro il governo, solo un paio dei quali negli anni di Prodi, sui temi più disparati, dalle ronde ai campeggi, dalla musica al nucleare, in un furibondo braccio di ferro a suon di strappi, l’ultimo con la legge sull’immigrazione, impugnata dal governo, perché qui ciò che conta è la resistenza a Berlusconi, senza se e senza ma.
E insomma non c’è da stupirsi, se adesso chiama gli italiani tutti alla pugna «per la nostra Costituzione» accusando il governo, «dopo il no della Consulta al Lodo Alfano», di «delegittimare gli altri poteri» in una deriva «populista e demagogica» che «preoccupa tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Paese e della democrazia». Quel che non torna sono i conti. Quelli della Regione, innanzi tutto, che dal bilancio ha tolto 6mila euro per pagare un «banner» sulla home page del Corriere.it. Ieri per tutto il giorno, in posizione ben visibile sopra al titolo di «apertura», il link che rimandava al testo dell’appello contro il premier sul sito internet ufficiale della Regione Toscana si è alternato a quello sul «Mutuo valore protetto» della Banca popolare di Bari.
Pubblicità, insomma. Che all’appello ha fruttato centinaia di firme, tre giorni fa erano 250, ieri sera erano già a quota 1568. Ma che al presidente è costata una denuncia alla Corte dei conti da parte dell’Aduc, l’associazione per i diritti dei consumatori, che scrive: «Martini non ha pudore. Questa iniziativa è inopportuna, perché entra in un dibattito che non riguarda direttamente il ruolo e la funzione del presidente di una Regione. Certamente egli è libero di manifestare il suo pensiero e promuovere iniziative anche autopromozionali. Ma farlo a spese dei contribuenti, acquistando uno spazio pubblicitario così privilegiato sul sito di uno dei quotidiani più letti in Italia è semplicemente inaccettabile». Tanto più che, segnala l’Aduc, «le elezioni regionali sono alle porte». Martini infatti ancora non ha sciolto la riserva sulla sua candidatura, in attesa, par di capire, dell’esito delle primarie per la guida del Pd. In caso di vittoria di Bersani il governatore, reduce da una battaglia personale persa per candidarsi alle Europee, potrebbe essere catapultato a Roma, nella squadra del segretario.
Trattasi di campagna a tappeto, quella di Martini per la «mobilitazione civica» contro il premier. Lanciata in modo irrituale, con una conferenza stampa che ha imposto la riapertura della sede della Regione nel pomeriggio di sabato scorso, ha subito creato il caos. Perché al banner, ha affiancato sms a manca ma anche a destra, il primo a riceverlo, dal cellulare del presidente, è stato il sindaco Pdl di Pietrasanta, Massimo Mallegni, che ha subito inoltrato formale protesta: chi paga e a che titolo? E perché la sottoscrizione, che verrà consegnata a capo dello Stato e presidenti di Camera e Senato, si concluderà domenica prossima al Festival della Creatività della Fortezza da Basso a Firenze, dove da ieri è possibile firmare l’appello. Ideato dalla Regione, il Festival ha la «personale adesione del presidente della Repubblica» ed è patrocinato, fra gli altri, dai ministeri della Gioventù e dell’Istruzione.
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