Auto, bocciato lo stop ai motori a combustione. FI esulta: "Salviamo imprese e posti di lavoro"

È stata bloccata e bocciata la proposta di alcuni mesi fa sulla transizione dell'auto 100% elettrica entro il 2035: ecco cosa è stato ottenuto in Commissione Trasporti dall'eurodeputato Massimiliano Salini

Auto, bocciato lo stop ai motori a combustione. FI esulta: "Salviamo imprese e posti di lavoro"

L'annuncio dato lo scorso mese di dicembre aveva lasciato sgomento tutto il mondo dell'automotive con il via a una rivoluzione sul mercato automobilistico dopo l'annuncio che, entro il 2035, sarebbe definitivamente cessata la produzione del motore termico o motore a combustione a favore di motori 100% elettrici. Forza Italia e il Ppe (Partito Popolare Europeo) hanno ottenuto un'importantissima vittoria: la modifica del pacchetto "Fit-for-55" la quale prevede che i veicoli, dopo il 2035, "possano ridurre le emissioni del 90% non del 100% come proposto inizialmente dalla Commissione Ue" afferma il promotore dell'iniziativa, l'eurodeputato di FI Massimiliano Salini, relatore per il Ppe sul "regolamento sugli standard di CO2 per auto nuove e veicoli leggeri".

Come è stata ottenuta la vittoria

"Sia la Commissione Industria che quella dei Trasporti hanno espresso la posizione sui nuovi standard di CO2 in atmosfera per macchine e veicoli", afferma al Giornale.it l'onorevole Salini, che ci ha raccontato come si è arrivati all'approvazione della sua proposta e al dietrofront sul 100% ai motori elettrici. "Il relatore principale, il bulgaro Vitanov, ha tenuto una posizione totalmente diversa da quella che poi è passata. La proposta prevedeva che, secondo il socialista, entro il 2035 si sarebbero dovute immatricolare il 100% di veicoli elettrici - spiega l'eurodeputato - Il metodo di verifica per definire la quantità di emissioni era la verifica allo scarico dell'autoveicolo. Questa precisazione è importante perché, usando come metodo di verifica soltanto la scarico, non è stata presa in considerazione che l'elettricità utilizzata può essere prodotta da una centrale a carbone che emette tanta CO2 in atmosfera". In pratica, era necessaria soltanto la verifica del tubo di scarico "che è un assurdo, una contraddizione in termini", aggiunge Salini.

"Cambiamo il tipo di approccio"

La vittoria di Forza Italia e del Ppe è stata nel tipo di approccio, nuovo, che ha introdotto due elementi: oltre ad aver eliminato il famoso 100% che avrebbe decretato la morte dei motori classici e introdotto il 90% che "abolisce l'unicità del modello elettrico", in seconda battuta "abbiamo spinto anche per la progressiva modifica del metodo di verifica, cioé la verifica sul ciclo di vita", ci spiega Salini. Cosa significa? Non va controllata e analizzata soltanto la parte finale della piccola emissione allo scarico ma si passa a un percorso virtuoso e un progressivo passaggio da una metodologia in cui si verificava una sola parte del processo, quella finale, "e si sostitusce con una verifica dell'intero processo, così da avere una filiera coerente e non solo un punto in cui si definisce una performance ambientale".

"Perché si può mantenere il motore a combustione"

"Abbiamo una novità che si fonda su un presupposto ambientale che a noi di Forza Italia è molto caro: gli obiettivi sono perseguibili anche mantenendo il motore a combustione classico che ha fatto la fortuna della manifattura italiana ed europea", afferma l'onorevole. Perché, quindi, il motore a combustione interna non dovrà necessariamente essere "abbattuto" in toto? "Perché a inquinare non è il motore a combusione interna, ma come lo alimenti. Se lo alimentiamo con nuovi carburanti, dal gas liquido naturale al biogas o bio-lpg, i nuovi carburanti su cui è stato fatto un enorme lavoro di studio e molto spesso finanziato dalla stessa Eu, si possono alimentare i motori a combustione interna con risultati molto importanti e senza quella assurdità industriale dell'abbattimento delle filiere manifatturiere". Infatti, oltre alla perdita di migliaia di posti di lavoro, non si avrebbe avuta alcuna garanzia del risultato ambientale, strettamente collegato al risvolto sociale provocato "destrutturando le filiere automotive. È una doppia vittoria", aggiunge Salini.

Come è stata ottenuta la "vittoria"

Questo parere arricchirà la Commissione ambiente che "è messa con le spalle al muro: potrebbe anche non considerarlo ma dovrà tenere conto di un risultato così importante". L'onorevole Massimiliano Salini ci ha spiegato che il relatore principale, Vitanov, è stato messo in minoranza in questa negoziazione condotta da rappresentante di FI e del Ppe che ha creato una maggioranza alternativa rispetto a quella che avrebbe voluto Vitanov sui suoi compromessi, seguito dai verdi e dall'estrema sinistra. "Noi, come Ppe, abbiamo respinto questa proposta del relatore principale dicendo di non essere convinti, abbiamo emendato l'ipotesi con un compromesso alternativo e così è nato il target al 90%. Ci sono venuti dietro alcuni socialisti, tutti i 'macroniani', tutti i conservatori e alcuni socialisti. In questo modo è stato messo in minoranza".

Uno sguardo al futuro

L'ultima cosa che abbiamo chiesto all'eurodeputato è se, questa misura del 90% elettrico è definitiva o se, con il tempo e nuove evidenze dettate da studi e aggiornamenti, potrà essere rivista. Anche in questo caso, la risposta è stata chiara: "No, auspicabilmente potrebbe essere rivista nel tempo anche perchè, nel nostro testo, proponiamo una valutazione di impatto del percorso che si sta facendo fino al 2027-2028. A quel punto ci sarà una verifica intermedia della situazione che potrebbe evolvere verso una direzione diversa", conclude.

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