Perché il vino italiano è al top in Europa

Il nostro Paese è il primo per sostenibilità, innovazione tecnologica e promozione del territorio. Un certificato ne attesta la qualità indiscussa e cresce anche l'export verso il resto dell'Europa

Perché il vino italiano è al top in Europa

L'Italia è da oggi il capofila europeo del vino sostenibile. L'ultimo decreto, relativo al disciplinare di certificazione nazionale, siglato dal capodipartimento del ministero delle Politiche agricole, Giuseppe Blasi, dà infatti avvio a un nuovo fondamentale capitolo di crescita per il vino italiano, primo comparto dell'agroalimentare europeo a dotarsi di una norma pubblica sulla sostenibilità. Unione italiana vini (Uiv), che ha contribuito scientificamente alla stesura del piano, è convinta che entro 2-3 anni la stragrande maggioranza delle imprese del vino aderirà a un protocollo con stringenti norme di carattere ambientale, sociale ed economico che si rivelerà determinante per la crescita del brand del prodotto enologico tricolore nel mondo. Per il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti: "Un circuito virtuoso in chiave green che sarà adottato anche nei sistemi di premialità all'interno dei Piani di sviluppo regionali".

Vini sostenibili


Secondo un'indagine Wine Intelligence svolta su un campione di 17 mila intervistati in 17 Paesi, i vini prodotti in modo sostenibile sono, con i biologici, in cima alle preferenze degli utenti che stanno sempre più attenti a ciò che bevono e a quello che mangiano. Ecco perché l'Italia è riconosciuta nel mondo per l'attenzione e la cura in tutta la filiera produttiva e il made in Italy è un marchio aggiunto di qualità.

Boom di export italiano


Le esportazioni di vino italiano nel 2021 raggiungono il valore record di 7,11 miliardi di euro, per un +12,4% su base annua che recupera di molto il -2,2% registrato nel 2020. Lo spiega l'elaborazione dell'Osservatorio Qualivita Wine su dati Istat. I risultati a livello territoriale mostrano una crescita dell'export vinicolo per 19 regioni su 20 nel 2021, con crescite a doppia cifra percentuale per 13 regioni italiane. Inoltre 16 regioni su 20 segnano risultati migliori del periodo pre-pandemia, con un valore delle esportazioni superiore a quello del 2019. Per 15 regioni italiane, il valore dell'export del 2021 rappresenta il più alto mai registrato per le esportazioni di settore. Le prime tre regioni - che esprimono oltre i due terzi dell'export italiano in valore - segnano ottimi risultati nel 2021: il Veneto raggiunge 2,5 miliardi di euro (+11,1%), il Piemonte supera 1,2 miliardi di euro (+12,2%) e la Toscana 1,1 miliardi di euro (+16,4%). Fra le regioni successive, il Trentino-Alto Adige con 614 milioni di euro, supera per la prima volta la soglia dei seicento milioni di export vinicolo e l'Emilia-Romagna, con 409 milioni di euro, con un +19,0% per la prima volta va oltre i quattrocento milioni. A seguire, fra le regioni che superano i duecento milioni di euro di esportazioni si trovano la Lombardia (286 milioni , +11,8%) e, per la prima volta, l'Abruzzo (204 milioni , +8,1%). Sopra la soglia dei cento milioni di euro vi sono la Puglia (179 milioni , +8,0%), il Friuli Venezia Giulia (142 milioni , +21,5%) e la Sicilia (139 milioni , +16,8%). Fra le altre regioni si evidenziano variazioni relative importanti per il Lazio (+20,4%), l'Umbria (+23,0%) che comunque ritorna sui livelli del 2019 dopo il forte calo del 2020, e la Liguria (+26,7%).

Il Germoplasma vitivinicolo

C'è un caso d'eccellenza tutto siciliano ed è promosso dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, che su 14.749 ettari di superficie vitata hanno prodotto 49.471.172 bottiglie certificate. Il progetto ha lo scopo di conservare la biodiversità generata dai tremila anni di viticoltura nell'isola e le sue varietà autoctone e di intervenire a monte della filiera vitivinicola, dotando i vivaisti di materiale di base da cui ottenere un prodotto certificato. "Nonostante il 2020 sia ricordato come l'anno di molteplici complessità che ci ha portato a stravolgere le nostre vite - sottolinea Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia - il nostro Nero D'Avola ha raggiunto un ottimo risultato dal punto di vista produttivo, grazie alle condizioni climatiche favorevoli ma anche all'impegno dei tanti produttori. Con circa 50 milioni di bottiglie l'anno nel 2020 e nel 2021, il Nero d'Avola è un prodotto di assoluta eccellenza, che ha contribuito a far conoscere la Sicilia nel mondo". E così, nasce l'idea di custodire il "Vigneto Sicilia", produrre viti siciliane dotate di certificazione che ne attesti l'integrità sanitaria e l'identità varietale dando valore e sostegno alla qualità dei vini siciliani. Il progetto dal nome evocativo: "Valorizzazione del germoplasma viticolo" è stato messo a punto tra il Dipartimento Agricoltura Regione Sicilia, l'Università degli Studi di Palermo e il Centro regionale per la conservazione della biodiversità viticola ed agraria "F. Paulsen". Questo perché con quasi 98 mila ettari, il vigneto siciliano è il più grande d'Italia, in Europa ha la stessa estensione del vigneto tedesco. La Sicilia è inoltre la prima regione in Italia per superficie vitata in biologico. "Da sempre la missione del Consorzio è rafforzare l'identità dei vini siciliani, migliorandone la qualità, l'immagine e il posizionamento sul mercato. Il progetto a sostegno del "Vigneto Sicilia" diventa quindi per noi centrale per lo sviluppo dell'enologia siciliana e siamo orgogliosi di poterlo sostenere a fianco delle altre istituzioni coinvolte", conclude Rallo.

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