Travaglio & C.: gossip e politica Ecco i gigolò del pettegolezzo

E' appena uscito "Papi", il libro che riassume tutto il fango gettato addosso al premier. I suoi autori, Marco Travaglio e Peter Gomez, insistono su fatti privati mascherandoli da "problema politico". Così sperano di vendere copie sulla pelle di Berlusconi

Fossi un bastardo vero, un bastardo dentro, racconterei di almeno una festicciuola cui partecipai alla presenza di uno dei rettissimi autori del libro «Papi, uno scandalo politico» e cioè Peter Gomez e Marco Lillo e Marco Travaglio, e non mi riferisco a faccende di sesso, ma alla precisa commissione di un reato che loro agitano fantasmaticamente alle spalle del presidente del Consiglio nel parlare genericamente di party a base di cocaina e dintorni, tanto per dirne una sola. Ma io non sono un bastardo vero, e non sono neppure una Stefania Ariosto o un Paolo Flores D’Arcais o un Tonino Di Pietro, tutti miti loro: purtroppo sono un bastardo a metà e oltretutto sono un mafioso intero, lo sono almeno per quanto attenga al rispetto dei comportamenti privati altrui. Parentesi: gli piacerà un sacco che io scriva le cose in questo modo, vedrete che adesso ritaglieranno la frase e scriveranno prima o poi che «Facci è un mafioso intero, l'ha confermato lui» al pari di come Travaglio già scrisse che ero «un ex ladro» perché avevo confessato che da ventenne mi misi in tasca delle scatolette in un supermercato, perché è gente fatta così: in vacanza siciliana coi favoreggiatori di mafiosi ci vanno loro, e magari ci vanno pure in compagnia del pm Antonio Ingroia che intanto chiedeva a personaggi imbarazzanti di ristrutturargli il casolare paterno: ma no problem, ora si preparano a orchestrare il millesimo pateracchio per dimostrare che Berlusconi e Dell’Utri hanno fatto fuori Falcone e Borsellino e fondato Forza Italia in accordo con la mafia, e sarà la quarta volta, no, forse la quinta.

Il bello è che a predicare questo disprezzo per il gossip a un certo punto è stato anche Travaglio: roba che copre le notizie vere, diceva. Negli stessi giorni Antonio Di Pietro faceva un improvviso dietrofront forse nel timore che il caso di M. L., una sua ex amica dell’Italia dei valori, gli esplodesse dentro il Partito: ah, quante cose ci sarebbero da raccontare, se facessimo schifo anche solo la metà di loro.
Poi però la triade Gomez-Lillo-Travaglio alla fine col gossip ci ha fatto un libro: perché la macchina è inesorabile, l’informazione non è un’offerta, è una domanda da soddisfare continuamente, è sempre lo stesso prodotto cui rimodellare il packaging. E infatti la prima critica da fare al libro è proprio questa: mancano le tette in copertina, possibile che abbiano fatto un errore così marchiano? All’Espresso non sarebbe mai accaduto. Sarà stata la fretta. Non c’è neanche un vero indice. Figurarsi quello dei nomi. Però ci sono eserghi di Thomas Jefferson e Georges Pompidou.

Nel complesso, dal libro, emergono due verità certe. La prima: per farlo hanno ucciso degli alberi. La seconda: ’sto «Papi» arrabattato in tre settimane non lascia davvero più dubbi circa il mestiere che facciano davvero Gomez e Travaglio, con Marco Lillo apprendista di bottega e Gianni Barbacetto - buon per lui - provvisoriamente a riposo. È un mestiere che nei confronti di Silvio Berlusconi ha la stessa relazione di consumo che gli indiani d’America avevano col bisonte, una professione seriale che non a caso cita e ri-cita continuamente Enzo Biagi inteso come piccola o media impresa di prodotti giornalistici - diciamo - contraddistinti da un marchio che perlomeno, nel caso di Biagi, aveva un orizzonte più ampio e paradossalmente un target più elevato, meno ansioso cioè di furori che insegnino ai giovani illetterati - non-lettori, spiegano gli uffici marketing delle case editrici - che nulla ha un valore, che la verità la dice Beppe Grillo con apposito dvd scontato, che il gioco è truccato, le coscienze ingannate, che naturalmente lo scrivente e questo Giornale - vero, Riccardo Barenghi della Stampa? - stiamo scrivendo queste cose solo perché siamo servi, mentre loro e lui sono liberi e dicono la verità: ossia che non siamo una democrazia ma siamo una dittatura, anzi, siamo «a pari merito dell’isola di Tonga» come scrivono nella prima pagina del loro libro: ma ci vadano questo agosto, all’isola di Tonga - in caso di overbooking in Francia, Inghilterra, Germania - e provino a permettersi anche una sola parola del loro gergo escrementizio. Vadano. Poi riferiscano, se tornano interi.

Una borghesia da pacchetto-vacanze che d’estate si sente autorizzata a comprare riviste di gossip senza sensi di colpa: eccolo il target auspicato dal loro «Papi». Auguri, vedetevela un po’ con Eva Tremila, vinca il peggiore. I tre sono a tal punto consapevoli dell’operazione sputtanante che hanno compiuto (sputtanante per loro) da esorcizzarla continuamente anche solo in copertina: «Uno scandalo politico», «Il caso Berlusconi non è una faccenda personale» scrivono prima di regalarci 331 pagine di rassegnona stampa e poco altro: vecchie storie dei tempi di Drive in, il solito riassunto delle attricette di Saccà e per esempio «sentenze piene di buchi» dove non corrispondono ai loro desideri, loro che in caso contrario metterebbero le sentenze nei programmi scolastici delle scuole medie. Eppure è anche vero, è un libro in parte diverso da altri loro: stavolta, se non per faccende trite e ritrite, non c’è neppure più di tanto il copia&incolla giudiziario: e sfido, Berlusconi non è indagato in niente.

Ma non c’è problema, o meglio: ce ne sono tanti e tutti urgentissimi. C’è questo Tg1 di Augusto «Menzognini» (uh uh, eh eh) che dice «Escort al posto di prostitute e imprenditori al posto di prosseneti»: allarme democratico, o forse erano solo sbronzi, perché se dicessi «prosseneti» al Tg1 penserebbero a una tribù equatoriale. E che c’è ancora, perché «è un problema politico»? Ah, ecco: perché «è in serio dubbio la salute psichica del capo del governo italiano» e perché c’è il problema delle «continue menzogne» dette da Berlusconi nel (non) rispondere a domande cui non era tenuto a rispondere, c’è «l'incoerenza del capo di un governo che emana leggi per vietare agli altri ciò che fanno lui e i suoi amici». E quest’ultima almeno è interessante, per quanto comunque infondata, messa così: la legge elaborata per conto di Mara Carfagna - che a chi scrive non piace per niente, dico la legge - parla comunque di prostituzione per le strade e di relativo sfruttamento minorile, non di escort d’alto bordo che questo Paese ipocrita non si decide effettivamente a mettere a regime fiscale come tutti i paesi civili. Poi c’è il problema - continuano a spiegare i gossipari per giustificare il libretto - del «discredito internazionale a cui il presidente del Consiglio espone ogni giorno i Paese»; poverini, il libro andava in stampa mentre il G8 non si era ancora concluso.

Ancora, altri dilemma: «L’uso politico ed elettorale da sempre fatto da Silvio Berlusconi delle sue vicende familiari e delle sue presunte convinzioni religiose». Interessante: ma in attesa che i tre ci spieghino meglio se le convinzioni religiose di Berlusconi siano vere o presunte - faranno pure un’inchiesta anche su questo, prima o poi - saranno anche cavoli di Berlusconi, in fondo: quel meccanismo residuale chiamato democrazia, nel caso, lo punirà o non punirà per ciò che resterà di tutta questa vicenda. E parliamo, attenzione, perlomeno dei fatti di cui si è stra-amplissimamente parlato e che nessuno qui vuole negare: che Berlusconi è stato con almeno una donna - saranno anche di più, ma io parlo di ciò che è acclarato - la quale si è rivelata essere una prostituta da vari punti di vista, o se volete una escort, o se volete una mondeo, o se volete una battona che forse bastava guardare in faccia e che purtroppo era mimetizzata sin troppo bene tra le tante donne e donnine verosimilmente disposte a buttarsi nel letto dell’uomo più celebre e importante d'Italia; vero è, poi, che Berlusconi ha fatto delle feste sicuramente infarcite di personaggi che possono piacere o non piacere (a me non piacciono per niente, ma che c’entra: a me inorridisce anche Apicella) così come è vero è che alcuni di questi personaggi hanno utilizzato dei voli di Stato non violando tuttavia nessuna regola, com’è stato celermente appurato: il che non significa che le regole non siano fatte per essere cambiate, se troppo di manica larga come probabilmente sono. Queste cose sono vere o sono comunque degne di una soggettiva attenzione: vi sembra che non se ne sia parlato a sufficienza, in questo regime da isole Tonga?

Poi ci sarebbe tutto un altro discorso da fare: ma è troppo serio per farlo ora. Tutto il lordume gossiparo questo discorso l’ha spazzato via: riguardava le candidature blindate e il loro mancato controllo democratico dal basso. Ma prima di questa storiaccia se ne discuteva su Fare Futuro, non su Eva Expresso o peggio ancora - il peggio mai visto - in questo libraccio da pidocchi del pube. Abbiate buone vendite, piccoli gigolò della maldicenza.

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