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Travolto da due tram. La famiglia vuole gli autisti a processo

Chiesta l'archiviazione. Ma i parenti di Kevin Mateo Rodriguez: "Il conducente del 15 era al telefono"

Travolto da due tram. La famiglia vuole gli autisti a processo
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Se l'autista guardasse o meno lo schermo del cellulare al momento dell'impatto è il focus principale su cui verte l'udienza di oggi sul caso del 26enne impiegato di origine ecuadoriana Kevin Mateo Rodriguez, morto dopo essere stato investito da due tram, della linea 15 e della linea 3, il 26 gennaio dell'anno scorso alle 5,43 del mattino al Gratosoglio. Davanti al gup si discute infatti l'opposizione da parte della famiglia alla richiesta di archiviazione della procura per entrambi gli autisti. Per quanto riguarda però la posizione del conducente del 15 (Kevin era già morto quando i suoi poveri resti sono stati schiacciati dal secondo tram, ndr) la parte civile, con l'avvocata Angela Ferravante, è convinta stesse guardando il telefono, distraendosi e quindi violando il codice della strada.

Il Nucleo crimini informatici della polizia locale ha stabilito infatti, per il primo autista, l'uso "durante la guida, sia durante le fasi dell'investimento, sia almeno nel periodo precedente all'evento, dello smartphone () mediante navigazione internet e uso di app. Non sono emerse invece comunicazioni telefoniche in entrata e uscita, sia chiamate voce che sms".

La procura arriva comunque alla conclusione che nonostante il cellulare "fosse attivo", da parte del 54enne ci fosse "una fruizione passiva delle immagini".

La parte civile si chiede però come sia possibile affermare ciò, considerato che "toccare o meno il cellulare non esclude affatto che il conducente sia distratto dalla visione del video o comunque di ciò che appare sullo schermo". E conclude che se "il conducente non avesse guardato un video ma la strada, sarebbe stato attento alla carreggiata e avrebbe potuto avvistare il corpo del ragazzo anziché travolgerlo".

Secondo le indagini, Kevin era ubriaco quando si è sdraiato sui binari del tram all'incrocio tra via dei Missaglia e via de Ruggero. Per chi guidava la visibilità era molto ridotta: erano le prime luci dell'alba e un temporale stava imperversando sulla città. Secondo gli accertamenti tecnici della procura, i fari del tram avrebbero illuminato la carreggiata con una profondità di 15 metri. Una distanza che - considerato anche il tempo di reazione - secondo gli esperti non sarebbe comunque stata sufficiente a consentire al mezzo di fermarsi in tempo.

Anche in questo senso la famiglia del ragazzo contesta la "lacunosità" delle indagini.

"L'unico modo per ricostruire correttamente la dinamica sarebbe stato simulare il sinistro con la stessa vettura, con analoghe condizioni di visibilità e al medesimo orario".

La parola al gup Roberto Crepaldi che ha tre strade: ordinare nuove indagini, archiviare o disporre l'imputazione coatta.

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