Tre giorni fa Alfano diceva: "Nessun jihadista sui barconi"

Alfano ha sempre negato la presenza di terroristi tra gli immigrati. L'arresto del jihadista del Bardo lo inchioda. Salvini: "Dimettiti". La replica del ministro: "L'Italia non ti merita"

Tre giorni fa Alfano diceva: "Nessun jihadista sui barconi"

Davanti all'ennesima figuraccia, Angelino Alfano esulta e prova a trasformare l'arresto di Abdel Majid Touil, il 22enne marocchino che ha pianificato ed eseguito il sanguinario blitz al museo del Bardo, in una vittoria dello Stato. "Si conferma quello che abbiamo sempre detto - si esalta il titolare del Viminale - l’allerta è altissima e il nostro sistema di controllo lo ha dimostrato, non risparmiando nessuna pista, perchè questa al terrorismo è una guerra che non ha precedenti". Peccato che aveva sempre negato la presenza di terroristi sui barconi e che su questi barconi il jihadista sia riuscito a entrare ben due volte nel nostro Paese come se niente fosse.

Non più di tre giorni, quando il consigliere del governo libico di Tobruk, Abdul Basit Haroun, ha detto alla Bbc che i miliziani dello Stato islamico intendono raggiungere l'Italia, e quindi l'Europa, mischiandosi tra i disperati che affollano i barconi della speranza, Alfano aveva replicato che "non c'è una prova" che ci siano terroristi infiltrati fra gli immigrati. Per la precisione aveva dichiarato: "Fin qui non abbiamo traccia di presenze di terroristi sui barconi. Questo non significa che abbiamo abbassato la tensione e l'attenzione, che rimangono altissime su questo argomento". L'arresto di Touil smonta tutte le dichiarazioni rese da Alfano da quando siede al Viminale. Tanto che le opposizioni ne hanno subito chiesto le dimissioni. "Il terrorista arrestato oggi a Milano era arrivato in Italia all’inizio dell’anno su un barcone partito dalla Tunisia - tuona Matteo Salvini - un pericolo che la Lega denunciava da tempo. Alfano dimettiti". Le dimissioni, però, non arriveranno mai. Su Twitter il ministro dell'Interno ha replicato secco: "L’Italia non merita Salvini".

Prima del governo libico di Tobruk, c'era già state altre, allarmanti avvisaglie che avrebbero dovuto dare la sveglia ad Alfano. Avvisaglie come l’allarme lanciato dai servizi di intelligence di mezza Europa, la strage di immigrati cristiani su un barcone al largo delle nostre coste per motivi religiosi e le parole del segretario generale della Nato Stoltenberg sulla possibilità che terroristi e jihadisti possano nascondersi tra gli immigrati. Eppure il Viminale ha sempre negato tutto. "Ci chiediamo cosa debba accadere ancora prima che Renzi e Alfano si diano una svegliata e facciano quello che serve - ha commentato la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni - fermare subito gli sbarchi con un blocco navale al largo delle coste libiche e affondare le navi degli scafisti". L'arresto di oggi dimostra non solo che il terrorismo islamico è presente in Italia, ma anche che potrebbe utilizzare il nostro territorio anche per preparare ed eseguire attentati. È una realtà serissima che il premier Matteo Renzi non può più sottovalutare. "Il governo, che spesso ha smentito tale possibilità irridendo le nostre denunce - ha incalzato il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani - ora deve muoversi con assoluta rapidità e fermezza per fermare gli sbarchi e per farsi sentire con forza e determinazione in Europa e negli altri organismi internazionali competenti".

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