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Troubetzkoy, il principe scultore che raccontò la Belle Époque

La GAM gli dedica una retrospettiva: celebri i suoi ritratti, dallo zar a Montesquieu a D'Annunzio

Troubetzkoy, il principe scultore che raccontò la Belle Époque
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La GAM, Galleria d'Arte Moderna, forse il museo più elegante della città, si conferma scrigno di mostre-gioiello. Come questa dedicata a Troubetzkoy (1866-1938) che ha un nome difficile da ricordare ma è un artista che seduce al primo istante. "Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque" (fino al 28 giugno) è una retrospettiva dedicata a una delle figure più affascinanti della scultura tra Otto e Novecento: cosmopolita, nato a Intra, sul lago Maggiore, figlio di un principe diplomatico russo e di una cantante lirica americana, Troubetzkoy è un autodidatta. Vicino al mondo della Scapigliatura, nella sua dimora sul lago, a Villa Ada, conosce e frequenta i grandi intellettuali del tempo. Virtuoso della modellazione, predilige il gesso e il bronzo per creare con le mani ritratti vivacissimi del suo mondo. Nella mostra alla GAM, coprodotta con il Musée d'Orsay di Parigi e CMS.Cultura, in collaborazione con il Museo del Paesaggio di Verbania, lo seguiamo prima nel suo atelier milanese: toccanti e teneri i ritratti alla moglie e all'unica figlia (che morirà presto), gagliardi quelli dei suoi amici, come Segantini. Troubetzkoy viaggia parecchio: in Russia, a Mosca e San Pietroburgo, ritrae la ricca società del tempo e in mostra è presente anche il bozzetto per la monumentale statua equestre allo zar Alessandro III. In Russia incontra anche Lev Tolstoj, da cui rimane fortemente influenzato, diventando, come il celebre scrittore, vegetariano. Allergico all'etichetta di "scultore", che considera limitante, Troubetzkoy è "interessato a rappresentare la vita, lui è un cantore della sua epoca", come spiega Omar Cucciniello, che ha curato con passione e competenza la mostra, impreziosita da un allestimento particolarmente riuscito. Sala dopo sala, osserviamo la scultura fatta di volumi sfaldati e palpiti di energia di Troubetzkoy: lo vediamo a Parigi, sua città d'elezione (anche se tornerà spesso a Milano), dove ritrae la sua cerchia di amici, dal conte di Montesquieu a Gabriele D'Annunzio, passando per Sorolla.

Felicissimo il confronto con un altro suo amico, Giovanni Boldini: come sulla tela Boldini dà pennellate di grazia per dipingere le nobildonne dell'epoca, così Troubetzkoy le modella con brio. Del periodo negli Stati Uniti spiccano le statue delle ballerine del tempo e una serie dedicata ai nativi americani, ritratti valorizzandone la dignità. L'ultima sala presenta alcune delle tante sculture che Troubetzkoy ha dedicato al mondo animale.

Proprietario di cani e gatti, affascinato dagli orsi, ha realizzato lavori che oggi suonano contemporanei, come il dittico "Il divoratore di cadaveri" (Contro natura / Secondo natura), in cui rappresenta un uomo e una iena che si nutrono di carne. Troubetzkoy, il raffinato principe scultore, l'interprete leggiadro della vivace Belle Époque era anche un convinto animalista.

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