Catturato il dittatore Nicolás Maduro, adesso è fondamentale dare "una prospettiva democratica" al Venezuela, dice l'europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini che auspica un accordo che porti a nuove elezioni. E mentre il mondo si interroga sui metodi di Trump, il vicepresidente del gruppo del Ppe invita anche l'Occidente a fare autocritica: "Sono 26 anni che in Venezuela c'è la dittatura, prima con Chávez e poi con Maduro. L'Onu non ha promosso alcuna azione concreta contro il regime". Le ambizioni americane sulla Groenlandia, per Salini, possono essere un'occasione per riaffermare il protagonismo dell'Europa: "Trump ha ragione sulla presenza di Russia e Cina nell'Artico. Noi abbiamo un contingente militare di pronta reazione di 5mila uomini. Mettiamoli sul campo e pensiamoci noi".
Onorevole Salini, il diritto internazionale è ormai saltato?
"Trump persegue solo l'interesse americano in tutto il mondo. Se i suoi metodi vanno sistematicamente contro quelle regole a cui eravamo abituati, o si decide che quello schema di gioco è finito e va cambiato, oppure il rischio che si corre, lasciando nel limbo giuridico questa vicenda, è di perdere l'Occidente".
In che senso?
"La presa di distanza da Maria Corina Machado mi fa pensare che in questo momento Trump non confidi in un processo democratico, perché lo ritiene troppo incerto. E su questi dubbi, penso anche all'Ucraina, noi dobbiamo essere intransigenti. Se diventa più conveniente andare avanti con i residui del cerchio magico di Maduro, come Occidente abbiamo perso".
Vanno indette subito le elezioni?
"Cambiare regime può portare a rischi maggiori. Ma il punto è che devi fare un accordo che definisca subito le nuove elezioni. Non puoi affidare la transizione alle persone di Maduro per un tempo indeterminato. Questa è anche la paura del popolo venezuelano, non a caso ancora non si vede movimento nelle piazze".
In tutto ciò, l'Europa non tocca palla.
"Non c'è dubbio. Ma pensiamo alla Groenlandia: l'Europa non deve fermarsi alla narrazione di Trump che dice, in maniera inaccettabile, che vuole andarsela a prendere perché è strategica. Noi dobbiamo impedire che la Russia e la Cina si impadroniscano dell'Artico e dobbiamo tutelare la Groenlandia con la forza che possiamo esprimere. A Trump dovremmo dire: le tue osservazioni sono corrette e in Groenlandia c'è una minaccia, ma ci pensiamo noi che siamo tuoi alleati. Perché se accade quello che potrebbe accadere in Groenlandia, mettiamo una pietra tombale sul progetto europeo. Servono meno prediche e più azione".
Sul petrolio venezuelano c'è troppa ipocrisia?
"I fatti dicono che quel petrolio, insieme a quello russo e iraniano, contribuiva ad alimentare l'industria cinese. E quindi, anche in un'ottica di contro bilanciamento, è bene che le fonti di approvvigionamento energetico venezuelane siano sottratte dalle mani del regime di Maduro. Ed è meglio che stiano sotto l'egida di un potere democratico occidentale. A condizione, però, che lo schema di gioco per il futuro del Venezuela sia democratico. Noi abbiamo il dovere di dimostrare che abbiamo fiducia nella democrazia e sfiducia nei confronti di chi non la rispetta: che si chiami Putin o che si chiami Maduro".
Intanto le piazze italiane si dividono.
"Il dibattito pro o contro Maduro e pro o contro Trump, non è il nostro dibattito. La democrazia decide se un presidente è legittimo. Il nostro tema è se noi riteniamo che per dare sostanza a questa nostra posizione l'Europa c'entri, oppure no.
Se oggi quel progetto è claudicante, il nostro compito è decidere se va rinvigorito o definitivamente abbandonato. Io rimango convinto che l'Italia sarà un grande Paese solo se ribadirà che per avere la pace e lo sviluppo ci vuole l'unità dei popoli europei".