Trussardi riapre tutto nuovo dominano il bianco e Berton

Hanno ormai riaperto tutti i ristoranti di Milano, da quelli alla buona a quelli buoni, con una novità: il Trussardi alla Scala è tutto nuovo. Milano ha tanti filoni golosi, scanditi dalla sua tradizione (in ombra), dal Giappone (provare Iyo in via Piero della Francesca) e dalla Toscana (portabandiera Aimo e Nadia in via Montecuccoli), fino alla creatività (Carlo Cracco in via Hugo e Pietro Leemann in Panfilo Castaldi ad esempio), ai grandi alberghi come il Park Hyatt, con Filippo Gozzoli e Galileo Reposo, al mondo della moda con Roberto Cavalli al Parco Sempione, Dolce e Gabbana verso piazza Risorgimento, Giorgio Armani con Nobu in via Manzoni, fino ad Andrea Berton, 39enne cuoco alto quasi due metri, responsabile del doppio Trussardi, il caffè-bistrot al piano terra e il ristorante al primo, nel palazzo accanto alla Scala, sede del gruppo guidato da Beatrice Trussardi.
Tre aggettivi per il Trussardi alla Scala? Nuovo, bello e squisito. E la struttura non è ancora stata interamente riaperta, lo sarà in tempo per la settimana della moda. Fermo restando il bar sul retro rispetto a Palazzo Marino, l’ingresso principale non darà più sul parcheggio dei motorini, davanti al teatro e al ristorante Marchesino, bensì su via Santa Margherita e sarà uno splendido open space nel segno dello stile italiano.
E una volta dentro, uno potrà decidere se godere di un’ora di relax al caffè, gustando uno straordinario hamburger piuttosto che un geniale riso al salto, o se prendere l’ascensore per la cucina d’autore di Berton. Il friulano è arrivato nel giugno 2006 dopo dieci anni di cucina così così nell’ex albergo Marino alla Scala, che lo scomparso stilista Nicola Trussardi riaprì nel ’96, con tutt’altra destinazione.
Come spesso accade quando a pensare un locale non è un ristoratore, troppi i dettagli che non si armonizzavano tra loro. A Beatrice, tre anni fa poco più che trentenne, il merito di essersi affidata a un professionista dei fornelli (Berton era lo chef di Marchesi in Franciacorta) e, soprattutto, di averlo ascoltato. Il primo Nuovo Trussardi data 8 giugno ’06, con una cucina più ampia, ma la sala quasi uguale alla precedente, più salotto che sala da pranzo, il panorama su piazza della Scala e la Scala poco sfruttato, i colori pesanti. Era come se avessero deciso di fare un buon lavoro per vedere, dai risultati, se valeva la pena di ribaltare tutto. E così è stato ora, da metà luglio, assieme con la profonda ristrutturazione dello showroom.
Del passato, è rimasto invariato solo il numero dei coperti, 55, ma non te ne accorgi: sembrano meno. Sparito il rosso, domina il bianco; i tavoli o sono rotondi per tre o quattro o più persone o piccoli e quadrati, rigorosamente per due, incastonati nelle nicchie delle finestre. Nuove le sedie, nere, rifatte le poltrone di sempre, ora più alte e comode, non più rosse bensì anch’esse nere come i paralumi a forma di cubo. E tutto è messo in modo che vedi l’ambiente o la cucina al lavoro, solo se lo vuoi, ma pochi altri clienti, in un gioco di angoli e di colonne. La sala impressiona perché è pensata, da Milan Vukmirovic, direttore creativo del marchio, per non pesare sull’ospite, che si sente come in una bolla, senza pareti e costrizioni. E i piatti - da Alba sono già giunti i primi tartufi - arrivano a tavola che quasi non te ne accorgi. Un consiglio appetitoso? La Coscia di pollo candita all’olio extravergine. E quel rognone...

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