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Turner e Constable la tempesta e la quiete della pittura inglese

Uno era focoso e irrequieto, l’altro placido come i campi. Furono rivali e innovatori

Turner e Constable la tempesta e la quiete della pittura inglese

da Londra

Turner & Constable. Rivals and Originals si intitola la grande mostra allestita alla Tate Britain (fino al 12 aprile, a cura di Amy Concannon, catalogo Tate Publishing) in occasione del 250esimo anniversario della nascita di questi due grandi pittori, rispettivamente 1775 e 1776: più di 170 opere complessive, olii, acquerelli, incisioni e schizzi a cui si aggiungono la sedia pieghevole da disegno del secondo, la canna da pesca del primo, tavolozze e cassette di colori di entrambi, spezzoni di film (il Mr Turner di Mike Leigh), omaggi pittorici contemporanei (gli acrilici di Frank Bowling, quelli di Bridget Riley)... Il risultato è naturalmente una festa per gli occhi e tuttavia, due secoli e mezzo dopo siamo a due secoli e mezzo prima, come il titolo lascia suggerire, ovvero una sorta di confronto-sfida che continua nel tempo.

Ora, se è comprensibile che in quel fine Settecento li si potesse contrapporre, dopotutto erano contemporanei e, sia pur con uno scarto temporale a favore di Turner, che cominciò prima e morì più tardi, dipinsero nello stesso periodo, resta difficile trovare artisti così differenti fra loro, non solo nelle opere, ma anche nella vita.

Cominciamo con Turner, con la vita di Turner. Era nato a Londra, figlio di un barbiere, aveva cominciato a dipingere giovanissimo, aveva fatto della pittura la sua professione, non si era mai tirato indietro se gli veniva proposta una commessa, si trattasse di paesaggi, ritratti, riproduzioni topografiche. Non si sposò mai, ma ebbe un paio di figli all'attivo, sempre dalla stessa donna. Una moglie, sentenziò, lo avrebbe distolto dal lavoro e, soprattutto, dall'arte, complicandogli soltanto la vita "con tutte quelle sciocchezze sui doveri di un marito"... Viaggiò molto, e non solo in Inghilterra. Ogni volta che la situazione politica europea, siamo ai tempi delle guerre napoleoniche, apriva uno spiraglio di pace, si precipitava oltre la Manica: andò in Italia, in Francia, in Svizzera, in Germania, nei Paesi Bassi e sempre tornò con bloc notes pieni di schizzi, disegni, appunti, copie, circa 300 in totale, rispetto ai 45 del più sedentario Constable. Credeva nella pittura dal vivo e nella sua trasfigurazione: se doveva dipingere la neve sulle Alpi ci doveva prima andare, se voleva rendere una tempesta lo voleva fare, diciamo così, sul campo, magari facendosi legare all'albero maestro di una barca... Era collerico e probabilmente sgradevole, gli piaceva la buona tavola.

Constable era nato in una buona famiglia, una bella casa timorata di Dio, un padre proprietario di un mulino e commerciante di granaglie che avrebbe voluto che il figlio ne seguisse le orme. Non fu un ragazzo artisticamente precoce e la sua maturazione fu lenta. In pratica non si mosse mai dal Suffolk dove era venuto al mondo e da Londra dove arrivò ventenne, ammesso alla Royal Academy, ma ogni volta che gli era possibile tornò da dove era venuto, avendogli il padre messo a disposizione uno studio tutto per sé... Non aveva vizi, tantomeno stravizi, sposò la sua prima fidanzata, figlia di un ecclesiastico, dopo sette anni di fidanzamento, ebbe sette figli, rimase presto vedovo, 15 anni appena di matrimonio.

Artisticamente, non avrebbero potuto essere più diversi. Turner era il fuoco, Constable l'acqua, il primo era eroico e marino, mitologico, grandioso, il secondo era agricolo e lacustre, realista, sognatore malinconico. Tanto i quadri di Turner hanno dei riflessi d'oro, quanto quelli di Constable rimandano all'argento.

Che entrambi fossero originali, è un dato di fatto e a modo loro rimisero in discussione quella che era l'idea di pittura e il relativo insegnamento delle scuole d'arte dell'epoca, il paesaggio un genere minore, il quadro storico-mitologico e biblico un genere maggiore, se non il genere in assoluto. Che entrambi avessero coraggio da vendere, quando si trattava di difendere e/o affermare la propria arte, è altrettanto vero. Fu Constable, nel 1831, a scegliere di esporre Salisbury Cathedral from the Meadows al fianco del Caligula's Palace and Bridge di Turner alla Royal Academy, accostamento che in genere ogni pittore cercava di evitare perché sapeva quanto e come la pittura di Turner imponesse su di sé lo sguardo del visitatore. Fu Turner, l'anno dopo, a far vedere che non era uno da sfidare impunemente. Mentre Constable era intento agli ultimi ritocchi del suo The Opening of Waterloo Bridge, dove a spiccare era la tonalità rossastra dell'insieme, rientrò nel salone e si limitò ad aggiungere una minuscola sfera rossa al suo paesaggio marino, The City of Utrecht, una boa sanguigna su un mare grigio-perla. "È arrivato ed ha sparato un colpo di pistola" commentò Constable.

Che cosa fosse la Royal Academy dell'epoca è difficile da spiegare, ma non si va molto lontano dal vero se la si definisce una via di mezzo fra un bazar del commercio e la trincea del tradizionalismo conformista, ancora più conformista in quel volgere del secolo in cui l'insularità britannica si compiaceva del suo dominio sui mari e della sua unicità rispetto al Vecchio continente, anche nelle arti. I quadri venivano esposti a centinaia sulle gigantesche pareti, senza né ordine né grado, il pubblico e la critica, e la critica del pubblico, andavano su e giù vociferando e gridando ogni due per tre alla lesa maestà dell'arte: non rientra nei canoni, è immorale, è troppo colorato, non è rettamente pensato... Sia Turner che Constable soffrirono in vita di incomprensioni e di stroncature e nella sua lunga carriera Turner trovò persino chi, di fronte alla sua pittura che andava rarefacendosi, arrivò a sostenere che l'età gli avesse tolto la capacità di disegnare...

Dei due, Constable resta forse il pittore inglese per eccellenza, perché i suoi paesaggi, cottage, alberi, cavalli, specchi d'acqua, chiese gotiche e castelli in rovina rimandano a quella memoria e a quella nostalgia della memoria che resta una delle caratteristiche di quel popolo e che spiega la Brexit e il rifiuto del cosmopolitismo di Londra capitale più di un saggio di politica o di sociologia. Era in fondo la parte per il tutto, il Suffolk come emblema e riassunto di un'isola e non sorprende che ai tempi dello scontro parlamentare sull'accettare o meno i missili Cruise sul territorio inglese un pittore come Peter Kennard li inserisse polemicamente nel The Hay Wain che Constable aveva dipinto nel 1821, un'opera che fra riproduzioni, stampe e cartoline è da sempre nelle case inglesi.

Constable morì nel 1837 a sessant'anni: stava lavorando a un quadro, rimasto incompiuto, Arundel Mill and Castle. Il motto della sua vita era stato "Ut umbra sic vita", la vita non è altro che ombra. Turner morì nel 1851, a settantasei: stava cercando di aprire una finestra della sua abitazione a Chelsea per guardare il Tamigi ancora una volta, ma il cuore non gli resse e i domestici lo trovarono a terra privo di sensi.

Nel vegliarne le ultime ore, il medico curante annotò che intorno alle nove del mattino "il sole bucò la nuvolosa cortina che lo aveva sino ad allora oscurato e riempì la stanza di una luce splendente". Turner morì allora, senza un lamento.

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