Tv, lirica e pop: le tre vite di Lucio Dalla

L’unica cosa che stona in Lucio Dalla è quel parrucchino troppo giallo che sormonta il suo capo un tempo semicalvo. Per il resto la sua opera è una vulcanica sinfonia che non sbaglia una nota. Probabilmente non esiste un solo Dalla, ma una serie di replicanti, come nell’ultimo film di Bruce Willis. Uno di questi replicanti riscrive e fa la regia di Tosca portandola con successo ovunque (anche «in casa» di Puccini a Torre del Lago); un altro incide le ballate del cd Angoli nel cielo e un altro ancora ha scritto la colonna sonora per un film di Mickey Rourke. Un ennesimo replicante va in onda il sabato sera su Sky Uno alle 21.30 con un minishow divertente e surreale; e l’ultimo ha rimesso in piedi - dopo 30 anni - il mitico duo con Francesco De Gregori nato con il trionfo di Banana Republic. Venerdì sera hanno dato un saggio d’arte popolare nell’intimità del Vox Club di Nonantola, vicino a Modena (tra il pubblico Ligabue e Antonacci), ma torneranno alla grande dal 5 al 9 maggio agli Arcimboldi di Milano e dal 19 al 23 maggio al Gran Teatro di Roma. Un concerto-evento di un’ora e poco più, un incontro tra due amici che s’è trasformato inevitabilmente in un successo e che quasi sicuramente diventerà un disco. Nell’attesa Dalla si diverte su Sky Uno con L’angolo nel cielo, in uno spettacolo dove la normalità diventa fantasia e viceversa. Non fa nulla di eccezionale, ed è questa la sua arma spiazzante. L’idea nasce da «un tour nella sua testa»; infatti un equipe di chirurghi - guidata nella prima puntata da Michele Placido e in quella di ieri da Fabrizio Frizzi - s’impegna a tirar fuori i ricordi dal cranio di Lucio per collegarli alle canzoni. E nel «night club del cielo» canta dal vivo (emozionando come sa fare lui) mentre a tratti scorrono i videoclip della memoria (toccante quello che fa da sfondo a Anna e Marco con Piera Degli Esposti) e racconta senza la pretesa di vaticinare o svelare grandi verità. Parla del più e del meno, senza istrionismo, anzi. L’incontro con Iacchetti, il loro duetto in Milano - incluso breve scambio di idee sul glorioso Derby Club e sulla cotoletta - è quasi banale. Ma è questa la cifra stilistica di Dalla: semplicità e calore. Non è e non vuol essere il Fiorello show; casomai sarà un po’ debole nelle chiacchiere, ma le canzoni ripagano di tutto. Su Sky però poteva osare di più, oltre ad eseguire la caustica cronaca di una masturbazione in Disperato erotico stomp. Però siamo solo al secondo appuntamento...
La sua inventiva musicale invece non perde un colpo; gli stessi brani cambiano ogni volta. Basta ascoltare Canzone e Anna e Marco nella versione tv e in quella sul palco con De Gregori. Basta sentire come tira (tirano) fuori dal cappello una magia di trent’anni fa senza cadere nella tentazione della nostalgia o del marketing. Il segreto? Pochissime prove e tanta cultura musicale, soprattutto jazz, che permette di ispirarsi ai Jazz Messengers di Art Blakey in I matti e a Keith Jarrett nel classico Over the Rainbow.
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