È morto il giornalista Rai Franco Di Mare

Dai Balcani al tumore ai polmoni. La straordinaria carriera giornalistica del corrispondente e conduttore Rai Franco Di Mare

È morto il giornalista Rai Franco Di Mare
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“Ho un tumore che non lascia scampo. Mi resta poco da vivere, quanto non lo so”. Con queste parole il giornalista Rai Franco Di Mare, classe 1955, aveva rivelato di aver contratto il mesotelioma, un cancro al polmone che è stato fatale per la sua salute.

Di Mare inizia la carriera giornalistica nel 1980 scrivendo di cronaca giudiziaria per L’Unità, mentre dall'anno dopo lavora anche come corrispondente da Napoli per l'agenzia di servizi AGA (Agenzia di Giornali Associati) e per Radiocor (Agenzia di Stampa Economica e Finanziaria). Nel 1983 diventa giornalista professionista e viene assunto da L'Unità dove, nel giro di appena due anni, passa da redattore ordinario a caporedattore pressi la redazione centrale del quotidiano. Nel 1991 Di Mare fa il suo ingresso in Rai lavorando presso la redazione esteri del Tg2, dove dal 1995 è inviato speciale. Con questa qualifica, il noto cronista di origini napoletane racconta dai Balcani i conflitti che stanno sconvolgendo l’ex Jugoslavia, ma nel corso della sua carriera segue i fatti di politica internazionale più rilevanti.

Nel 2002, infatti, passa al Tg1 ed è presente in tutti gli scenari di guerra più importanti in Europa (Bosnia, Kosovo, Albania), in Africa (Somalia, Mozambico, Algeria, Etiopia, Eritrea, Ruanda), in Medio Oriente e in America Latina. Segue, poi, le campagne elettorali presidenziali negli Stati Uniti, in Francia, in Bulgaria e in Algeria. Dagli Usa descrive gli effetti nefasti dell’uragano Katrina, mentre dalle Isole Cayman si occupa della vicenda del crack Parmalat. Sono numerosi i documentari sulle mafie italiane ed estere (Germania, Russia e Bulgaria) che Di Mare sviluppa in qualità di autore e lavora a diverse inchieste sugli attentati terroristici in Giappone, Russia, Kenya, Egitto, Stati Uniti e Medio Oriente. Di Mare, poi, nel corso della sua carriera, intervista anche politici del calibro di Tony Blair, Simon Peres, Chirac, Yasser Arafat, Condoleeza Rice.

Di Mare, dal 2003 al 2019, conduce su RaiUno varie edizioni di Unomattina e dei suoi spin-off come Unomattina Estate e Unomattina week end, mentre nel 2013-2014 presenta La Vita in diretta. Il 22 dicembre 2016, in occasione del trentesimo anniversario di Unomattina, papa Francesco interviene in diretta per porgere i suoi auguri ai telespettatori e ai conduttori. Nel 2015 RaiUno manda in onda la fiction con Beppe Fiorello L'angelo di Sarajevo, tratta dal libro Non chiedere perché in cui Di Mare racconta come ha conosciuto Stella, la bambina che poi adotta, ad appena 35 anni, insieme alla sua prima moglie Alessandra Di Mare. Negli ultimi anni della sua vita, invece, a stargli accanto è stata Giulia Berdini, responsabile dei servizi di ristorazione in Rai. Dal 2016 ha condotto, prima su Raiuno e poi su Raitre, il programma d’inchiesta Frontiere.

Nel luglio 2019 Di Mare viene nominato responsabile degli "Approfondimenti”, mentre dal gennaio 2020 al dicembre 2021 ricopre il ruolo di direttore dell’Intrattenimento del Day Time Rai. Dal maggio 2020 fino al giugno 2022 è direttore di RaiTre ad interim e il 19 giugno 2020, in occasione dei 40 anni dalla Strage di Ustica conduce lo speciale Volo Itavia 870. Nel 2024 esce il libro Le parole per dirlo in cui racconta la sua malattia contratta molto probabilmente durante gli anni trascorsi nei Balcani. "Si prende perché si respirano particelle di amianto senza rendersene conto: una fibra di amianto è 6mila volte più piccola e leggera di un capello. Una volta liberata nell'aria non si deposita più per terra, uno la respira senza rendersi conto", spiegherà Di Mare nel corso di un’intervista rilasciata a Fabio Fazio. Intervista nella quale il noto giornalista accusa i dirigenti di viale Mazzini di averlo abbandonato: “Tutta la Rai, tutti i gruppi dirigenti.

Capisco che ci siano ragioni sindacali e legali, io chiedevo lo stato di servizio, l'elenco dei posti dove sono stato per sapere cosa si potrebbe fare. Non riesco a capire l'assenza sul piano umano, persone a cui davo del tu che si sono legate al telefono. Trovo un solo aggettivo: è ripugnante”.

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