Andrea Pucci è un nome molto noto della comicità italiana. Milanese di origini venete, classe 1965, il suo vero cognome è Baccan. Nato il 23 agosto 1965, i suoi esordi sul palco iniziarono nei villaggi turistici, dove trascorreva le estati come animatore, mentre durante l’anno lavorava prima nella tabaccheria di famiglia e poi in una gioielleria. Fu proprio alla fine di una stagione estiva che conobbe Tiberio Timperi, che lo portò a partecipare a La sai l’ultima?, dove il conduttore Pippo Franco lo ribattezzò Pucci, ispirandosi a uno dei personaggi milanesi delle sue barzellette, “il ganassa”.
La sua carriera si è poi sviluppata nei circuiti del cabaret, portando in scena monologhi e battute di stampo tradizionale basati su usi e costumi, relazioni tra uomini e donne e situazioni quotidiane.
L’arrivo in tv
Nel tempo la sua comicità si è trasferita anche sul piccolo schermo, diventando un volto riconoscibile in programmi come Colorado e Quelli che il calcio. Negli anni ha raccolto un pubblico fedele e un repertorio di sketch spesso irriverenti e legati alla cultura popolare, con spettacoli che spesso registrano il tutto esaurito. Tra i riconoscimenti ricevuti, Pucci ha ottenuto anche l’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento civico milanese, consegnatogli dall’onorevole Silvia Sardone, un momento che il comico stesso ha definito un’onorificenza speciale.
Non sono mancati momenti di grande ironia autobiografica: ad esempio, per annunciare la sua partecipazione a Sanremo, Pucci aveva pubblicato una foto su Instagram con il mare sullo sfondo e il suo fondoschiena in bella vista, immagine che, a detta del comico, rappresenta quasi il riassunto del suo stile, diretto, irriverente, divisivo.
Le battute che hanno acceso il dibattito
Tuttavia, proprio il suo stile, che per alcuni è semplicemente comicità di costume, negli ultimi tempi è diventato motivo di forte divisione e polemica. La sua figura è finita al centro dell’attenzione nazionale in occasione dell’annuncio della sua partecipazione come co‑conduttore della terza serata del Festival di Sanremo 2026 insieme a Carlo Conti, una scelta che ha scatenato critiche, proteste, discussioni politiche e forti attacchi sui social, che ha portato il comico a rinunciare alla sua partecipazione.
Nel dibattito esploso sulle piattaforme social e sui media sono stati richiamati alcuni episodi che alcune voci hanno definito inappropriati o offensivi. Nel corso degli anni, alcune sue battute, pur nate con intento ironico, com’è nella natura della satira, sono state interpretate, o volutamente interpretate, come offensive o fuori luogo rispetto agli standard contemporanei.
In particolare, critiche e polemiche si sono concentrate su riferimenti a persone, sull’uso di stereotipi legati all’aspetto fisico e su battute che alcuni hanno ritenuto sessiste o poco rispettose degli orientamenti sessuali. Questi aspetti, amplificati dai social e dai media, hanno fatto emergere un dibattito sul confine tra comicità tradizionale e sensibilità odierna, trasformando scelte artistiche in un caso nazionale di discussione culturale e politica.
In realtà, gran parte della polemica è nata da alcune aree politiche più critiche, mentre molti spettatori e fan hanno interpretato gli stessi sketch semplicemente come comicità e satira, riconoscendo nel suo lavoro ironia sui piccoli paradossi e contraddizioni della vita quotidiana.
Una comicità tradizionale usata come attacco politico
La vicenda che ha portato alla rinuncia di Pucci alla sua partecipazione all’Ariston non è solo una questione di singole battute, ma si inserisce in un confronto più ampio sulla natura della comicità nel Paese e sul confine tra satira, ironia e sensibilità collettiva. Pucci stesso ha replicato sostenendo di essere sempre stato un comico volto a far ridere il pubblico e non a promuovere odio o divisione, ribadendo che non si riconosce nelle etichette più dure che gli sono state affibbiate.
La sua decisione di fare un passo indietro, parlando di “onda mediatica negativa” e di insulti
ricevuti anche dalla sua famiglia, ha messo in luce come una parte delle critiche si sia tradotta in una vera e propria violenza sui social, dove chi accusa spesso finisce per comportarsi nello stesso modo che contesta.