"Io nei panni di Lolita Indago col tacco 12 e comando una squadra di maschi"

Da lunedì su Raiuno la terza stagione dedicata al vice questore Lobosco: "È forte e fragile come tutte le donne"

"Io nei panni di Lolita Indago col tacco 12 e comando una squadra di maschi"
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Si possono condurre indagini sul tacco 12? Certo che si può. Si può comandare una squadra di poliziotti restando sensuali? Certo che si può. Ci si può sentire una donna completa anche senza un uomo accanto? Certo che si può. Ecco perché Lolita Lobosco, la vice questore di Bari della fiction di Raiuno piace così tanto al pubblico: boom di più di cinque milioni di spettatori nelle prime due serie. E da lunedì la tanto attesa terza stagione (regia di Renato De Maria) arriva sul primo canale in quattro puntate. A interpretare l’intrigante poliziotta ovviamente la bellissima, ironica e luminosa Luisa Ranieri che, nell’anno dei cinquanta, è ancora più affascinante. Nella nuova serie forse - un uomo (Leon, interpretato da Daniele Pecci) riuscirà a conquistarne il cuore dopo i fallimenti sentimentali delle ultime relazioni.

Luisa, nella nuova serie Lolita riuscirà a fare pace con l’idea dell’amore?

«Lolita è contraddittoria: esprime il desiderio di una donna di avere una relazione sentimentale, ma anche la sua incapacità di portarla avanti, forse a causa del passato: un padre amatissimo ma che scopre bugiardo. E quando decide di lasciarsi andare (con il personaggio di Angelo) resta ingannata. Ma questo non le impedisce di buttare sempre il cuore oltre l’ostacolo».

Lolita è una donna moderna, con le sue fragilità ma con tanta determinazione, per questo piace così tanto al pubblico.

«È una donna apparentemente molto forte, autorevole e brillante, ma ha anche debolezze e lati oscuri, come del resto sono le donne, che sono tante cose. In lei rivedo le amiche, persone che ho conosciuto ma ci vedo anche me, perché noi donne siamo lunatiche e in continuo cambiamento».

Sente la responsabilità del messaggio che porta il suo personaggio in un mondo dove i maschi faticano ancora a farsi “comandare” dalle femmine?

«Io faccio l’attrice. Non mi sento responsabile di messaggi. Però mi piace portare sullo schermo un personaggio così positivo e moderno in cui le spettatrici si possono riconoscere. Una donna che non ha bisogno di un uomo per affermarsi, che non ha bisogno di svilirsi, che agisce con determinazione e che può essere un modello per le nuove generazioni».

Lei, Luisa, non comanda una squadra di uomini, ma quanto c’è di Lolita in lei?

«Oltre alla passione per le le scarpe e per i tacchi alti? L’essere un po’ malinconica, farsi prendere dalla saudade, quel sentire nostalgico che non è recriminatorio né pessimista, come star bene nell’acqua calda».

Ma lei ha tante scarpe come Lolita?

«L’ultima volta che le ho contate, due anni fa, erano 330. Di tutti i tipi, dai tacchi alti a quelle da ginnastica. Mi piacciono in tutte le declinazioni, fin da quando ero ragazzina. Però faccio passi avanti: ho smesso di comprarle in maniera compulsiva, e mi sono ripromessa di regalarle o liberarmene, quante ne entrano ne devono uscire...».

Suo marito, Luca Zingaretti, cosa dice di questa “ingombrante" passione?

«Nulla, però ogni tanto mi sento in colpa, allora magari nascondo le buste quando rientro a casa per non farmi vedere...».

Luca oltre a essere suo compagno è anche il più famoso commissario italiano di tutti i tempi, Montalbano: come si vive in famiglia la rivalità da fiction?

«La componente narcisistica di essere due attori noti non entra molto nella nostra coppia, siamo molti concentrati sulla famiglia, sui figli, sulla vita reale. Luca poi non sente alcun confronto con me in quanto donna, è un uomo speciale, anche se ha 60 anni ed è di una certa generazione, è totalmente open mind, anzi preferisce molto di più lavorare con le donne. E figuriamoci con due figlie femmine, poi...».

Come ci si confronta con un marito che è anche produttore della fiction?

«Lui è il produttore creativo, ha trovato la storia e mi ha fatto conoscere i libri di Gabriella Genisi da cui è tratta la serie. È molto bravo a stare dietro le quinte in maniera discreta nonostante la sua notorietà».

E le sue figlie come vivono il fatto di essere figlie non

di uno, ma di due attori così importanti?

«Certo non è facile per loro, ogni tanto capiamo che ci sono delle difficoltà. Noi cerchiamo di riportare tutto alla concretezza, cercando di sorvolare sui nostri lavori».

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