Udc, è il congresso di Follini L’opposizione sta alla finestra

Giovanardi raccoglie le firme ma forse non presenta la candidatura. Anche Baccini in attesa. Riconferma scontata

Francesca Angeli

da Roma

Si preannuncia senza brividi il Congresso nazionale dell’Udc che si apre oggi sotto il torrido sole romano con l’intervento del segretario Marco Follini. In prima fila ci sarà ad ascoltarlo anche il premier Silvio Berlusconi.
Il Congresso al momento non promette palpiti perché la strada sembra già segnata e l’andamento scontato. Sul fronte esterno le risposte le ha già date tutte direttamente il premier due giorni fa: sulla nascita del partito unico, rimandata a dopo le elezioni; sulla leadership, che resta sua; sul destino della coalizione. E sul fronte interno il pacato Follini sembra essere riuscito a ottenere la “quadratura del centro”, ovvero a mettere definitivamente a tacere la dissidenza interna. Quella dei berlusconiani, spiazzati per la verità anche dal parziale segnale d’arresto lanciato dal premier sul partito unico. E anche quella degli autonomisti, con i siciliani in testa, che appaiono riconciliati con Follini a pieno titolo tanto che il presidente della Regione Salvatore Cuffaro riveste pure il ruolo di presidente del Congresso. Anche se poi ufficialmente smentisce la sua candidatura a vicesegretario del partito.
Una sorpresa dell’ultim’ora potrebbe arrivare dal ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, che potrebbe presentare la sua candidatura alternativa come segretario. «Ho raccolto le firme necessarie (190 ndr) - dice Giovanardi-,ma aspetto di sentire l’intervento di Follini». Anche il ministro per la Funzione pubblica, Mario Baccini, potrebbe compiere un blitz in questo senso.
Comunque la riconferma di Follini a segretario dell’Udc appare scontata, semmai il rischio è che il Congresso si sgonfi dal punto di vista dell’interesse politico. Non a caso il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, che sicuramente sarà presente al Palalottomatica per ascoltare il discorso di Follini, non ha ancora deciso se e quando salire sul palco per intervenire. La sua investitura a leader del nuovo partito unitario, che qualche settimana fa sembrava pronta a sbocciare, ora appare più sfocata. E ieri mentre presenziava a una cerimonia insieme al sindaco di Roma, Walter Veltroni, Casini ci ha pure scherzato sopra. A chi avanzava l’ipotesi di una sua candidatura per la Casa delle libertà, in concorrenza con quella di Veltroni per l’Unione, Casini ha commentato che entrambi sono «come la sora Camilla...» del famoso detto romano «tutti la vogliono e nessuno la piglia».
Che cosa dirà oggi Follini ai 1.913 delegati giunti da tutta Italia? Prima di tutto rivendicherà il ruolo centrale che l’Udc vuole ricoprire all’interno della coalizione e nel rapporto con tutti gli alleati. Nessun complesso d’inferiorità dunque, visto che Follini si fa forte del fatto che il suo è l’unico partito ad aver guadagnato un po’ di voti nelle ultime elezioni. Il segretario non esiterà a esternare tutte le perplessità del suo partito rispetto alle scelte economiche del governo, affrontando le questioni dello sviluppo e dei conti pubblici. E poi la spina più dolorosa: la riforma della legge elettorale che per l’Udc rappresenta un tema prioritario.
Follini non mancherà di affrontare la questione dell’identità del partito («popolare e non populista» ribadirà oggi), quali siano gli obbiettivi raggiunti e quelli ancora da perseguire. La vittoria dell’astensionismo nell’ultimo referendum sulla fecondazione assistita offrirà lo spunto per riflettere sui rapporti fra Chiesa e politica e movimenti neo-con. Un riferimento anche all’opposizione e in particolare alla Margherita. Anche se in schieramenti contrapposti sempre più spesso l’Udc e il partito di Francesco Rutelli si trovano sullo stesso fronte rispetto ad alcune battaglie politiche, come quella del referendum. Proprio per questo Follini vede nella Margherita il principale avversario da battere nella pesca di voti al centro.
Per quanto riguarda le cariche interne il ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, dovrebbe essere rieletto presidente senza problemi anche se ci sarebbe pure il viceministro ai Trasporti, Mario Tassone, a correre per quel ruolo.

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