Ultimatum di Granata, finiano travagliato: «Dopo le Regionali faremo i conti nel Pdl»

Sarà stato l’orgoglio di essersi appena meritato la «carta d’identità viola» di antiberlusconiano provetto dal popolo dei girotondini. Sarà stato il fascino di intervenire sul giornale di Travaglio e compagni, bibbia quotidiana dell’odio anti Cav. Sta di fatto che ieri, intervistato dal Fatto, Fabio Granata, il deputato finiano che spara contro il suo partito un giorno sì e l’altro pure, ha dato il meglio di sé. Promosso dall’intervistatrice «senatore», forse per meriti sul campo della battaglia contro il premier, Granata ha avvertito il mondo: «Dopo le Regionali molti nodi verranno al pettine». E ancora: «Fini è deciso ad andare avanti, anche perché non si può continuare a vivere con l’ossessione giudiziaria di Berlusconi come priorità del Paese». Meglio ribadire un’altra volta, in caso qualcuno non avesse capito bene: «Non si può certo scardinare il sistema della giustizia solo perché è una priorità di Berlusconi».
Concetti già ripetuti praticamente in ogni pagina di ogni numero del Fatto. Ma espressi da un parlamentare eletto con i voti del Pdl fanno tutt’altro effetto. Però a questo punto un’obiezione sorge spontanea: «Berlusconi non vorrà sentire ragioni...», lo mette alle strette la giornalista. E qui Granata si lancia in un’altra goliardata: «A quel punto la decisione sarà politica. Io, lo dico sinceramente, auspico che questo non avvenga, ma se dovesse succedere non si rifarà Alleanza nazionale, si farà qualcos’altro». Sì, ma cosa? Anche il Pd, l’Italia dei Valori e la sinistra radicale, infatti, già esistono. E allora? «Si individueranno strade diverse – mette in chiaro Granata –. Io credo nel bipolarismo, ma se non funziona, allora bisogna rivedere il progetto». Parole come miele per Casini e Rutelli, un ultimatum bello e buono per il Pdl. Con tanto di finale sospeso a mezz’aria: «Se non troveremo la sintesi nel partito su problemi come questi, temo che non resterà che trovare altre strade. Quindi si vedrà».