Roger Scruton pubblica Fools, Frauds and Firebrands ("Sciocchi, imbroglioni e provocatori"), il volume sugli intellettuali della cosiddetta "nuova sinistra", nel 1985 e lo aggiorna nel 2017. Le date non sono casuali.
Dopo la caduta del Muro, ci si sarebbe potuto attendere un ravvedimento. Dal 1989 accadde invece l'esatto opposto. Non constatarono il fallimento del sogno socialista e passarono addirittura alla controffensiva. Auspicando la decostruzione (parolina magica che sottende la scomparsa di ogni eredità culturale consolidata), rigettarono il buon senso che Scruton riassume nella triade "scuola, legge e Stato-nazione" e portarono avanti questa controffensiva sotto l'inattaccabile egida morale della giustizia sociale. Obiettivi perseguiti con un metodo uniforme in tutta Europa, minimizzando le atrocità commesse in nome del comunismo, distogliendo l'attenzione dai fallimenti economici e intensificando la polemica contro la destra che, sentenzia Scruton, "non rappresenta mai un avversario con cui discutere, ma una malattia da evitare".
Come ogni altro dei suoi scritti, è impregnato di ironia caustica e di vigore polemico senza pari, ma è al tempo stesso un'opera didascalica che non lascia nulla all'approssimazione teorica. Prende avvio dalla Gran Bretagna, dove studiosi come Hobsbawm e Thompson hanno insistito nel dimostrare che concetti così cari a Scruton come "nazione, legge, fede, tradizione e sovranità" fossero ormai privi di valore nel nuovo ordine sociale. In questo senso, Scruton considera Il secolo breve di Hobsbawm il principale artefice di quel metodo giustificazionista che avrebbe trasformato la reticenza in metodo storiografico. Sartre e Foucault sono invece attivi in un contesto francese segnato da uno dei partiti comunisti più influenti, capace di attrarre ogni tipo di intellettuale, da Louis Aragon a Pablo Picasso fino a André Breton. Qui, infatti, emerge un ulteriore sviluppo del metodo: al negazionismo storiografico e ai metodi aggressivi contro gli avversari si accompagna la nascita della neolingua. L'invasione della Cecoslovacchia ne è un paradigma. Sartre tenta di giustificarla sostenendo che il problema non sarebbe il socialismo in sé, ma l'imposizione di un socialismo non autoctono. Si sperimenta così un modello comunicativo che perdura: quante volte ci siamo sentiti ripetere che è un errore giudicare il comunismo dalle azioni anziché dalle intenzioni, o che è un abbaglio interpretare la dottrina di Marx alla luce delle successive applicazioni staliniste?
Tuttavia, il fulcro resta Gramsci, la cui battaglia per il controllo delle idee funge per Scruton da collante tra gli intellettuali citati nel volume.
Lo scrittore inglese ne propone una lettura radicalmente critica, in netto contrasto con la recente e compiacente tradizione italiana, anche di destra, e infatti lo individua come origine dei sommovimenti destinati a smantellare ogni riferimento consolidato: "La sua rivoluzione è diventata un verme corrosivo nella cultura, un istinto di ripudio, ma non ha portato nulla in sostituzione di ciò che ha distrutto".