Vallettopoli, Signorini adesso affila gli artigli: "Su di me solo falsità"

Il direttore di <em>Chi</em> replica alle indiscrezioni che lo dipingono come &quot;regista occulto&quot; del sistema di fotoricatti: &quot;Querelo il paparazzo che mi accusa e il <em>Corriere della Sera</em>&quot;. E Corona preannuncia un &quot;mercoledì infernale&quot;

Milano - Dopo tre giorni di sussurri e grida, Alfonso Signorini - direttore di Chi, opinionista tv, guru indiscusso della via italiana al gossip multimediale - ha deciso di non poterne più, ed è uscito allo scoperto minacciando querele a raffica. Da mercoledì scorso - quando con l’incriminazione di quattro specialisti del ramo era venuta allo scoperto l’indagine-bis su Vallettopoli e dintorni -, il tam tam giudiziario indicava in Signorini il regista occulto del sistema dei «ritiri», il business delle fotografie compromettenti comprate non per pubblicarle ma per farle sparire: sistema applicato a politici, sportivi, cantanti, e a record-man come Lapo Elkann, 300mila euro per togliere dalla circolazione delle foto scattate - secondo il sito Dagospia - nel Bois de Boulogne.

Da ultimo, ieri mattina, è arrivato un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera che ruotava ancora tutto - o quasi - sul direttore di Chi. Anzi, sul «sistema Signorini», come viene ormai chiamato. Al centro del servizio, la testimonianza della principale gola profonda di questa inchiesta, Bicio Pensa, già socio di Fabrizio Corona. Che oltre a tutto il resto, accusa Signorini di essersi messo in tasca, prima di diventare direttore, tra i tremila e i quattromila euro per ogni reportage fatto sparire.

A questo punto Signorini capisce di non poter più subire in silenzio. Ed ecco, alle 19 di ieri, il comunicato che dirama alle agenzie: «Dichiaro con assoluta fermezza che le notizie riportate dall’articolo di Fiorenza Sarzanini riguardanti la mia persona sono totalmente false e lesive della mia professionalità e onorabilità. Mi riservo l’avvio di un’azione giudiziaria a mia tutela nei confronti di Francesco Pensa detto “Bicio”, di Fiorenza Sarzanini, del quotidiano Corriere della Sera e di qualunque testata possa riprendere simili affermazioni. Naturalmente rimango a disposizione della magistratura inquirente per spiegare la mia assoluta estraneità e per dimostrare la mia totale trasparenza e correttezza nello svolgimento delle mie funzioni di direttore responsabile e di giornalista». A sostegno del direttore di Chi, arriva subito dopo un comunicato della Mondadori che manifesta «l’assoluta certezza che l’operato del direttore si sia sempre svolto nella più completa trasparenza e correttezza».

Si tratta, come si vede, di reazioni vibranti ma che non entrano nel merito delle accuse. Né di quelle esplicite di «Bicio» Pensa, nè delle indiscrezioni che indicano Signorini come il grande vecchio di questa Vallettopoli-bis. È vero o non è vero che molte paparazzate venivano insabbiate a pagamento? È vero o non è vero che Signorini era inserito in questo meccanismo in un ruolo di vertice, al punto di essere lui a decidere cosa poteva o non poteva essere pubblicato, e non solo sul suo giornale? E se le cose stanno così, quale tipo di tornaconto arrivava a Signorini? Sono queste le domande chiave dell’indagine. Le risposte che il direttore di Chi non fornisce nel comunicato, la settimana entrante dovrà quasi sicuramente fornirle al pubblico ministero Frank Di Maio che lo convocherà per un interrogatorio formale. In veste di testimone, come è più probabile, o di indagato? Intanto Fabrizio Corona gongola e preannuncia tempeste: «Mercoledì scoppierà la bomba e cadranno molte teste». Cosa vorrà dire?

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