Perché c'è un nodo di Gordio nel quale il centrodestra rischia di finire strangolato. Perché si potrà discutere sulla reale portata del successo elettorale del generale Vannacci, ridimensionare i nuovi arrivi derubricandoli a poltronari in cerca di sistemazione, prevedere un'esplosione della bolla futurista, costringere i colonnelli leghisti a spargersi il capo di cenere per aver permesso a due candidati musulmani di entrare nelle liste del Carroccio, ma al momento la partita da giocare e tutt'altro che semplice. Perché proprio la Lombardia, con l'avanzata delle truppe vannacciane a Voghera, è diventata la più affilata arma della propaganda oggi nelle mani di Futuro nazionale. Proprio qui, dove in orizzonte non poi così lontano si combatteranno tre battaglie elettorali. A cominciare da quella per il sindaco di Milano, nella quale il generale minaccia di schierare un suo candidato. Mossa astuta e non da principiante della politica che costringerà il centrodestra a decidere se accoglierlo nella coalizione o costringerlo all'esilio. In questo caso i suoi numeri potrebbero costare la vittoria: non tanto alle comunali di Milano, quanto alle politiche e alle regionali per scegliere il successore di Attilio Fontana.
Nel primo caso, invece, santificandolo da figliol prodigo, si certificherà il fatto che si può tranquillamente schiaffeggiare la Lega di Matteo Salvini senza pagare pegno. E quindi? Servirebbe un Alessandro Magno che sciolga il nodo di Gordio: magari tagliandolo con un colpo di spada.