Papa Leone festeggia il primo anno di pontificato con una visita «doppia», dividendo la giornata tra Pompei e Napoli. Ieri mattina la tappa al Santuario mariano, da dove Leone lancia un forte appello alla pace. Nel pomeriggio, l'abbraccio alla folla della città partenopea e l'invito allo Stato ad essere presente contro la malavita organizzata. Dieci ore di «trasferta lampo» per Prevost, nel suo primo viaggio in Italia fuori dalle mura vaticane nel 2026.
Le campane del Santuario di Pompei, alle 9 del mattino, suonano a festa per l'arrivo di Leone, quinta visita di un Papa a Pompei. Ma mai un Pontefice era giunto nella città mariana l'8 maggio, festa della Madonna del Rosario. «Che bella giornata, quante benedizioni. Io mi sento il primo benedetto per poter venire qui al santuario della Madonna nel giorno della supplica e nel giorno dell'anniversario. Grazie a tutti voi», dice il Papa salutando a braccio i 20mila fedeli radunati davanti al Santuario. Poi la celebrazione della messa e un'omelia tutta incentrata sulla pace. È una supplica contro le guerre e gli «odi fratricidi». «Il Dio della pace illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo». «La carezza di Dio», aggiunge il Pontefice, è la risposta alla «nostra umanità provata
dal peccato e sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre», sottolinea. Mette in guardia, il Papa, da «un'economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana». E ancora: «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono». Infine, l'atto di affidamento «dell'umanità intera» a Maria, con la speranza di un «futuro di pace». La recita della Supplica alla Madonna di Pompei conclude la mattinata, prima del pranzo al Santuario. Tortelloni con i pomodorini del Piennolo, filetto di carne con verdure, pastiera, babà e delizia al limone: un menu tipicamente napoletano per l'illustre ospite del Santuario. Poi, il Papa sceglie di non fermarsi per il momento di riposo previsto e decide di recarsi a Napoli con quasi un'ora di anticipo.
«Sono venuto qui per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire. Grazie per questa accoglienza», dice Leone appena giunto al Duomo, dopo aver attraversato il centro della città a bordo della papamobile.
Prevost solleva l'ampolla contenente il sangue di San Gennaro, che si era sciolto qualche giorno fa, mostra la reliquia e la bacia. Un momento commovente è l'incontro con Patrizia Mercolino, madre di Domenico Caliendo, il bambino di quasi due
anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio nel capoluogo campano a causa di un trapianto di cuore fallito. «Sono commossa, ho consegnato al Papa la fotografia di Domenico e il libro scritto. Si è messo la mano sul cuore e mi ha assicurato che lo ricorderà nelle sue preghiere».
C'è anche un fuori programma, sul lungomare, quando alcuni pizzaioli regalano una pizza speciale a Leone, riuscendo a strappare anche una photo-opportunity che fa subito il giro del Web.
Poi il discorso ai 50mila radunati in piazza Plebiscito e l'abbraccio alla città intera. La Napoli «mille colori» che deve diventare «un'unica tavola dove nessuno è escluso». E dove, di fronte alle ferite, al divario economico che ancora esiste, «la presenza e l'azione dello Stato è più che mai necessaria per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata».
Un lungo applauso accompagna il monito di Leone, che lancia infine un appello al Patto educativo: «Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti - Istituzioni, Chiesa e società civile» per una Napoli «migliore e più bella».