Vatti a fidare dello Stato bugiardo

Vatti a fidare dello Stato bugiardo

Nella testa di ogni italiano si sta imprimendo una regola non scritta ma fissata a caratteri di fuoco dall'esperienza: mai credere allo Stato. Non bisogna credergli quando, per bocca d'uno dei suoi ministri, assicura che i Bot resteranno esenti da ogni imposta presente e futura; non bisogna credergli quando fissa termini perentori di scadenza per determinati pagamenti; non bisogna credergli quando promette di rimborsare con decente sollecitudine le somme indebitamente incassate; non bisogna soprattutto credergli quando annuncia che, grazie a questa o quella nuova legge, il denaro pubblico sarà speso meglio. Dopo l'ordine, viene sempre il contrordine. La diffidenza del cittadino italiano verso lo Stato viene da lontano, da lunghi e tormentati secoli di malgoverno, di sperperi e di iniquità. Ma è passata da allora molta acqua sotto i ponti del Tevere e del Po. Eppure la macchina «pubblica», labirintica e forse - il sospetto è lecito - largamente inutile come quelle di Munari, sembra lavorare per ravvivare i sospetti dell'uomo della strada sottoposto a un mitragliamento fiscale che oltre ad essere spietato, è anche dissennato. (...) Difficile è risparmiare, amministrare bene, adeguare la gestione pubblica alle infinite eccellenti gestioni private che esistono in Italia. Solo così si toglierà alla protesta - fondata o no - di chi viene colpito da uno di questi innumerevoli e improvvisi balzelli, l'argomento più valido: pagare sta bene, ma serve a qualcosa? Lo Stato inefficiente fa il cattivo contribuente. Ricordiamolo.
Mario Cervi - 2 ottobre 1986

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