Vecchioni: «Summit in Sardegna per convincere l’Unione Europea a non dimenticare l’Italia»

Roma«Con questi prezzi l’agricoltura italiana chiude». Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, è preoccupato del destino del settore primario, al centro di un summit che si svolge in questi giorni in Sardegna con il ministro Luca Zaia e il commissario Ue, Mariann Fischer-Boel.
Presidente Vecchioni, il momento è difficile.
«L’Ue non si attrezza con strumenti di intervento adeguati e flessibili. Si sta attuando una politica comune che di “comune” ha ben poco perché alimenta la concorrenza che sfocia nel cannibalismo tra Stati».
Partiamo dalla Finanziaria, avevate un bel dossier di richieste...
«Non conosciamo i dettagli, ma ci auguriamo che ci sia la stabilizzazione delle misure adottate in passato: il rifinanziamento del Fondo di solidarietà, la fiscalizzazione dei contributi previdenziali per gli 1,2 milioni di occupati e lo snellimento della burocrazia. Infine attivare i contratti di filiera: con 430 milioni di euro si potrebbe favorire lo sviluppo».
Come va con il settore bancario?
«Non abbiamo avuto le difficoltà del settore industriale perché le aziende sono ben patrimonializzate, ma il rischio-liquidità ci preoccupa ugualmente».
Il summit come si inquadra?
«È un’occasione per lanciare un’appello all’Europa affinché si ritorni a una logica produttiva e non a una puramente commerciale. L’Ue è il primo importatore mondiale di prodotti agroalimentari, ma al Wto non si è imposta la difesa delle specificità dell’Italia».
C’è il problema delle quote-latte.
«Non ci sono più strumenti di regolazione. Esiste un’importazione esuberante e, se a questo aggiungiamo le difficoltà del settore cerealicolo, il rischio è che gli agricoltori abbandonino i campi per scendere in piazza. Non siamo favorevoli a queste soluzioni, ma la situazione è drammatica».
Quali sono le vostre proposte?
«Innanzitutto in Italia ci sono 800 milioni di fondi europei inutilizzati per i piani di sviluppo regionali. Vengano utilizzati centralmente per evitare che siano restituiti».
E poi?
«Abbattimento della soglia minima di produzione dell’80% e obbligo di acquisto pubblico delle quote non in produzione. Bisogna mettere i produttori al centro delle politiche: quella dello zucchero è stata tutta a vantaggio della Germania e la Spagna ci ha punito con l’ortofrutta».

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