La direttrice d'orchestra Beatrice Venezi (nella foto), attesa alla guida del Teatro La Fenice dal prossimo ottobre, ha appreso inizialmente dalle agenzie e solo successivamente in via formale la decisione del sovrintendente Nicola Colabianchi di interrompere ogni collaborazione. La direttrice ha reagito con irritazione sottolineando come le motivazioni "andranno chiarite" e come sarà necessario rispondere nelle sedi opportune. In altre parole, guerra fu. La direttrice ribalta la prospettiva: "Non ho mai mancato, né mai mancherò, di rispetto ai lavoratori di alcun teatro. Al contrario, negli ultimi otto mesi ho subito attacchi continui da parte di lavoratori della Fenice: diffamazione, offese e veri e propri episodi di bullismo, sui social, sui giornali e in televisione, in Italia e all'estero, con l'obiettivo dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e la mia carriera". Secondo Beatrice Venezi, le dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino La Nación, critiche nei confronti dell'istituzione che avrebbe dovuto guidare, sarebbero state estrapolate dal contesto e quindi strumentalizzate. Dal canto suo, il sovrintendente ha ribadito ieri al Tg Rai Veneto che "tagliare Beatrice Venezi mi è costato, ovviamente, perché non era previsto. Ha fatto dichiarazioni che io non potevo pensare che volesse reiterare e questo ha determinato una decisione definitiva", oltre che poi condivisa dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.
La direttrice insiste su un clima ostile. "Basta scorrere le notizie dalla fine del 2025 per vedere una comunicazione reiteratamente lesiva nei miei confronti". E aggiunge, "in Italia essere giovani è già un limite, essere donna lo è ancora di più. La mia è la storia di una ragazza di provincia che si è costruita da sola e non piace alla Casta".
Nel frattempo Palazzo Chigi esclude qualsiasi coinvolgimento di Giorgia Meloni nel licenziamento di Beatrice Venezi. Una nota ufficiale è intervenuta per smentire le ricostruzioni apparse sulla stampa, definendo "privo di ogni fondamento" quanto riportato dal Corriere della Sera su un presunto via libera della presidente del Consiglio alla scelta del teatro veneziano di interrompere ogni futura collaborazione con la direttrice. Resta il fatto che, pur negando il coinvolgimento, non è arrivata una presa di posizione in difesa della direttrice.
Nel frattempo continuano a circolare varie interpretazioni della faccenda. La direttrice, 36 anni, di Lucca, non godeva inoltre di un consenso unanime presso il pubblico veneziano, elemento che potrebbe aver inciso anche sul clima politico locale in vista delle elezioni amministrative di maggio.
Il ministro Giuli ha ribadito l'autonomia della decisione, definendola "insindacabile" e comunque condivisa dal ministro, precisando che il Governo
non ha avuto né intende avere alcun ruolo di condizionamento. Chi subentrerà a Venezi? Il tempo stringe ma il sovrintendente assicura che non c'è fretta. Una cosa è certa: questa volta l'orchestra dovrà essere ascoltata.