Si può ritenere che i giudici (e gli uomini di legge in generale) siano persone come tutti gli altri. Senza particolari doveri di scrupolo e riservatezza da preservare. E che di conseguenza, così come viene considerato normale che manifestino pubblicamente le loro idee politiche, e magari portino i figli a spasso persino nelle manifestazioni di partito, non ci sia nulla di male se accettano di partecipare a un gioco televisivo in cui, bardati di tutto punto come in un'aula giudiziaria vera e sotto la scritta «La legge è uguale per tutti», si mettono a perorare cause per o contro Vittorio Sgarbi, Ulisse e l'astrologia come accaduto nel nuovo programma di Rita Dalla Chiesa Il verdetto (martedì su Retequattro, ore 21). Così, tanto per giocare. Perché «così fan tutti» in televisione, confondendo ambiti e competenze, realtà e finzione, e quindi perché gli altri sì e noi gente di legge no? Oppure si può ritenere, magari in considerazione e per stima del loro ruolo così importante e delicato, che i giudici e gli uomini di legge in generale non siano persone come tutte le altre. Ma che abbiano responsabilità maggiori. E così come creano non pochi problemi e sospetti se manifestano le loro convinzioni politiche, altrettanti imbarazzi e confusione possono creare se acconsentono a «giocare» con il loro ruolo mischiando legge e spettacolo, toga e divertissment, funzione reale e recita fittizia. E tutto questo sia che esercitino tuttora la loro professione o abbiano da salvaguardare immagine e prestigio di carriere appena terminate, sia che si chiamino Ferdinando Imposimato, Luciano Infelisi, Tiziana Parenti o Nino Marazzita e Jole Santelli. Nato da un’idea degli autori di Forum, Il verdetto ha presentato questa sua puntata pilota in cui si doveva decidere, nell'ordine, se Vittorio Sgarbi avesse fatto bene a definire il trio Medusa «culattoni raccomandati», se Ulisse (interpretato da Lando Buzzanca) avrebbe fatto meglio a risparmiare i Proci e se l'astrologia (difesa da Sirio in carne e ossa) si possa considerare una scienza o una mistificazione. Faceva un indubbio effetto vedere giudici e avvocati importanti come quelli citati in precedenza impegnati a dibattere con la massima serietà in difesa o contro le intemperanze verbali di Sgarbi, il mito epico di Ulisse alias Buzzanca e l'annoso derby astronomia-astrologia. Ma non era propriamente un effetto positivo, e devono averlo pensato i molti spettatori che hanno velocemente disertato il programma.
Anche perché un gioco, per essere bello, dovrebbe comunque durare poco. Mentre Il verdetto si è trascinato stancamente in arringhe soporifere e stiracchiate, sino a spargere ampie dosi di noia e a far accogliere le ultime decisioni prese dal giudice Santi Licheri come una benedizione.IL «VERDETTO» GIUNGE TROPPO TARDI
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