Leggi il settimanale

Il viaggio di un genio sempre alla ricerca del centro di gravità

Dario Aita nel ruolo dell'artista nel film al cinema dal 2 al 4 febbraio

Il viaggio di un genio sempre alla ricerca del centro di gravità
00:00 00:00

"Non è stato facile lavorare su un personaggio come questo", confessa il regista Renato De Maria. "Quando mi hanno proposto di fare questo film ho pensato: non ce la farò mai, è troppo difficile, è troppo alto Franco Battiato. Poi mi sono detto, un'occasione così quando mi ricapita?". Il biopic su Battiato - in sala il 2, 3 e 4 febbraio, coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures - è appunto un'occasione, la chance per godere del percorso eccitante e commovente fatto da uno dei più grandi cantautori italiano.

Ci si ritrova a bocca aperta, ammirati e sorpresi, di fronte a Dario Aita nei panni di Battiato: la somiglianza è così impressionante che lascia sbalorditi. La voce è identica. Quando Aita canta, pare un miracolo. Franco Battiato - Il lungo viaggio - scritto da Monica Rametta - attraversa tutta l'evoluzione musicale dell'artista, ma anche la sua crescita più intima, la ricerca spirituale, il rapporto con la Sicilia e quello con Milano, il legame con la madre, quello con chi per primo ha intercettato il suo indicibile talento. È il viaggio compiuto da un essere umano che aveva pacatezza, risolutezza e rigore, insieme a quel fare laconico di chi sa dove andare e come arrivare. Di chi vede oltre.

Questo fantasma post-apocalittico venuto dal futuro aveva gli strumenti per determinare il lessico del successo. E quello ha fatto, lo aveva detto apertamente: "Sono determinato ad avere successo".

Nel film si vede il percorso che va dagli anni dell'album Fetus, dove sperimentava con la musica elettronica e suonava principalmente per sé stesso, a quelli in cui nasce l'amicizia con il pianista Antonio Ballista e si forma il sodalizio con il violinista Giusto Pio. Si passa poi attraverso la musica pop, fino agli anni del grande successo quando scrive e compone Centro di gravità permanente, Cuccurucucù, Voglio vederti danzare e altri brani che lo hanno reso uno dei grandi geni della musica; un artista capace di spaziare in tutti gli universi musicali e di esplorare linguaggi poliedrici con un continuo sguardo rivolto alla crescita sia come essere umano che come musicista. Dice bene De Maria: fa tremare l'idea di mettere le mani nella vita di Battiato, di scegliere un attore capace di prestargli il volto, il corpo, la voce (quella che si sente nei brani musicali è la voce di Aita) e bisogna dire che ci è riuscito. In alcuni momenti il film può sembrare avvolto da una patina che ha un che di simulato, c'è qualche forzatura in alcuni dialoghi, probabilmente dettata dalla complessità magmatica, affascinante e sensuale di una personalità che sfugge ogni tentativo di facile etichettatura semplificatoria e che costituisce ancora oggi un unicum nel panorama complessivo della musica italiana contemporanea.

La performance di Dario Aita (classe 1987, lo abbiamo già visto in Parthenope di Sorrentino) non delude in nessuna delle tante epoche abitate da Battiato. È inoltre interessante l'intesa con Simona Malato che interpreta la mamma, tra i due scorre un'energia toccante, e con l'attrice Elena Rodonicich che interpreta l'intrigante Fleur Jaeggy (scrittrice e moglie del noto editore Roberto Calasso, fondatore della casa editrice Adelphi) con la quale il cantautore aveva un rapporto intenso di grande scambio reciproco dal punto di vista artistico, un legame libero che viveva in un equilibrio sottilissimo dove l'amicizia era congiunta all'amore, in un affetto ibrido che negli anni non ha mai sconfinato in nulla di corporeo. Qualcosa, anche qui, di più alto. Nulla che riguardi la carne, piuttosto il pensiero e il mistero che flirta con certe anime.

Il film di Renato De Maria produce questa meraviglia, forse perfino questo miracolo: vedi l'attore che interpreta Battiato, ascolti la sua voce, ti commuovi sulle note di E ti vengo a cercare, La stagione dell'amore e La cura, e ti rendi conto ancora una volta del grande potere che ha il cinema di

fermare il tempo e di rendere ancora vivi e presenti qui tra noi anche coloro che ci hanno lasciato, e la cui scomparsa ancora ci addolora. Non è nostalgia, ma è preservazione della memoria e manutenzione delle emozioni.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica