Leggi il settimanale
Ultim'ora
Milano, tram 27 prende fuoco con a bordo una ventina di passeggeri

"Villaggio era felice che facessi Fantozzi. Ma da buon genovese mi chiese i diritti"

Tra lavoro, donne e Corazzata Potemkin la sua vita tragica con regia di Livermore. Parla Gianni Fantoni

"Villaggio era felice che facessi Fantozzi. Ma da buon genovese mi chiese i diritti"
00:00 00:00

"Facci lei, Fantoni". Più o meno si è sentito dire questo Gianni Fantoni, quando ha capito che poteva portare in scena la leggendaria maschera del Ragioner Ugo Fantozzi. Il congiuntivo sbagliato, nell'estetica fantozziana, è un fenomeno di culto. C'è poi quell'assonanza nei cognomi: Fantoni fa tanto Fantozzi e se non è questa predestinazione... Ma c'è di più: la storia che porta l'attore ferrarese (una carriera tra teatro, fiction e cinema, volto amato da Pupi Avati) a misurarsi con il ragioniere tartassato dai capiufficio e dal destino gramo di travet è davvero colorita. In scena al Teatro Carcano dal domani a domenica con la regia di Davide Livermore, Fantozzi Una tragedia è un sogno avverato.

Fantoni, il suo amore per Fantozzi parte da lontano?

"Scintilla da ragazzino, quando lessi il primo romanzo. Vidi la luce. Professionalmente, dai primi anni Novanta, quando cominciai a imitarlo, avvantaggiandomi del timbro di voce e di una fisicità che chiamerei stato interessante, simile alla sua. Lui è il genio, l'inventore di questa maschera moderna, lo scrittore dei favolosi racconti e l'interprete unico che indegnamente cerco di sostituire. La sfortuna, diciamo così, di Villaggio fu di essere stato un comico fuoriclasse: sarebbe stato un grande scrittore".

Predestinato dal cognome?

"I fan di Fantozzi sanno quanto Fantozzi viene crudelmente storpiato in Fantocci e altre declinazioni. La cosa incredibile è che nel terzo film Fantozzi contro tutti, il povero ragioniere viene chiamato proprio Fantoni. Poi la chicca".

Che deve raccontare.

"Conobbi Villaggio, capì quanto amavo il personaggio e mi fece l'onore di farmi apparire in Fantozzi La Clonazione, l'ultimo film della saga dove ho una parte come operatore di un'agenzia di viaggi".

Come si interpreta Fantozzi sul palcoscenico?

"Si parte dalla voce. E in questo Villaggio mi aiutò: mi diede preziosi consigli per migliorare l'inflessione in alcune battute. Vai più sul nasale, mi diceva".

Poi la investì ufficialmente del ruolo?

"Alla genovese. Mi disse: sono felice che sia tu a interpretarloi, ma prima pagami i diritti. E così feci. Era geloso del personaggio: giusto non lo regalasse".

Quando nasce l'idea di rifare Fantozzi?

"Quasi dieci anni fa. E pensare che sulle prime volevo farne un musical. Per fortuna sono rinsavito. Lo stesso Villaggio quando sentì dell'idea del musical se ne uscì con un suo mitico ommioddio!. Alla fine la prosa ah vinto".

Quali episodi vengono portati in scena?

"C'è una storia che lega i capitoli tematici: Fantozzi e il lavoro, Fantozzi e le donne, Fantozzi e lo sport e infine Fantozzi e la coscienza sociale. Rivedrete la mitica partita a tennis, la Corazzata Potemkin e anche l'autobus preso al volo per andare al lavoro".

Il rischio non è quello del deja vu?

"No, per tre motivi: c'è una storia a fare da cornice, i fan di Fantozzi adorano risentire le battute del loro anti-eroe, per loro recitarle è una forma di liturgia della parola. E infine c'è un racconto mai portato al cinema da Villaggio, nel quale Fantozzi impara a volare. E io volerò in scena".

Quali altri protagonisti?

"I principali: la moglie Pina, Mariangela, i colleghi Filini, Calboni, la signorina Silvani, la contessa Serbelloni-Mazzanti-Viendalmare, l'Onorevole Cavaliere Conte Catellani".

Qual è il segreto di questo classico immortale?

"È spiegato già nel sottotitolo: Una Tragedia. La vita di Fantozzi è una vera tragedia, raccontata col sorriso. A molti Fantozzi porta una tristezza di fondo, per quello che subisce e perché è il simbolo dell'individuo senza qualità schiacciato dal Potere.

Le sue storie ridicole e divertenti sono una sorta di esorcismo. Il film numero due della saga si intitola non a caso Il secondo tragico Fantozzi: Paolo Villaggio era un fine osservatore della società. Aveva già capito tutto".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica