VILLAGGIO, OSPITE DI POCHE PAROLE

Un giorno o l'altro si dovrà aprire un bel discorso sugli «ospiti televisivi», sui criteri attraverso cui vengono scelti, sui compensi loro riservati, sui conseguenti oneri a carico degli abbonati nel caso delle trasmissioni della Rai, sull'effettiva utilità di invitare in studio tante bocche da sfamare senza un evidente tornaconto qualitativo. Intanto registriamo, a questo proposito, il singolare caso del Festival di Castrocaro (mercoledì su Raiuno, ore 21) in cui l'ospite all'apparenza più ambito, Paolo Villaggio, ha passato due ore e passa del programma chiamato per dire una sola frase, sulla cui pregnante imprescindibilità lasciamo giudicare i lettori: «Non si potrebbe accendere il riscaldamento? Qui siamo tutti congelati». Una performance che lancia Villaggio ai primissimi posti di quella particolare classifica sul rapporto statistico tra il tempo trascorso in studio e il numero di parole pronunciate, mentre non dovrebbero esserci dubbi sul primo posto assoluto in quell'altra classifica, di competenza più prosaica, che fissa apposite tabelle sul rapporto tra sillabe emesse ed euro incassati. A meno che, nel frangente, il pur navigato e oculato Villaggio non si sia malauguratamente trasformato per involontaria e punitiva nemesi nel mitico «ragionier Ugo Fantozzi» e si sia fatto malestramente gabbare da accorti funzionari Rai che gli hanno propinato un contratto di quelli scritti in piccolo, senza accorgersi che lo avrebbero pagato «un tot a parola». Non si sa, in definitiva, se la sua paradossale ospitata abbia preso una piega silente per colpa del conduttore Massimo Giletti che si è magari vendicato, come fa qualche presentatore malmostoso, di un invitato impostogli dai piani alti (succede spesso). O se il mutismo villaggesco-fantozziano, magari associato all'immagine ormai mitica della «salivazione azzerata», sia stato determinato da un reciproco calcolo di opportunità, visto che l'attore non sembrava avere molto da dire e nemmeno tanta voglia di dirlo, come del resto gli capita con sempre maggior frequenza. Ma allora perchè invitarlo? E perchè proprio lui? Non che la domanda non si possa fare alla maggioranza degli ospiti che affollano ogni trasmissione televisiva, compresi i compagni occasionali di Villaggio a Castrocaro che erano l'onnipresente massmediologo Klaus Davi, il critico musicale Dario Salvatori e Gigliola Cinquetti. Ma almeno i suoi compagni qualcosa dicevano, la bocca la muovevano, un accenno di articolazione concettuale si intuiva, pur nella fretta di doversi esprimere tra una canzone e l'altra. A Villaggio no. Forse gli si erano «intrecciate le dita», forse era scomodo sulla sedia offertagli, peggio che se fosse sul puff dove sprofondava, ai tempi, il povero Fracchia.

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