La Vincenzi si «dimette» Ma solo per fare scena

Occhi lucidi, voce tremante, quasi rotta dal pianto. Così il sindaco di Genova Marta Vincenzi, in piedi davanti all'aula Rossa di Palazzo Tursi, fa quello che altri suo colleghi d'Italia stanno facendo. Alza la mano e, con solennità, si sfila la fascia tricolore. In aula si alza un lungo applauso. «È un gesto che faccio con fatica - ha detto la prima cittadina di Genova -U n gesto grave ma inevitabile. Con dolore tolgo la fascia che ho l'onore di portare come sindaco».
Prima, in lungo discorso in cui ha riassunto ai presenti la manovra fiscale. «Ci priveremmo volentieri dei nostri stipendi», ha detto. Aggiungendo poi «Se solo servisse a qualcosa». Sulla manovra, la giunta Vincenzi ha preparato un ordine del giorno (votato da tutti, tranne Pdl e Lega Nord) perché i comuni possano andare avanti con le iniziative contro la riforma. Il clima di pathos si scalda grazie a qualche attimo di tensione tra Matteo Campora, capogruppo del Pdl e lo stesso sindaco. «Da vent'anni i comuni spendono male le loro risorse - commenta Campora durante il dibattito - esiste un debito di oltre un miliardo di euro». «È una vergogna - lo interrompe il sindaco - dire in quest'aula che sono i comuni il male dell'Italia». Al consiglio comunale straordinario di ieri pomeriggio Marta Vincenzi aveva invitato tutti a partecipare. Ma visto che la città non va a Tursi, è Tursi che va alla città: nel primo pomeriggio, sotto in via Garibaldi, è stato allestito un gazebo per raccogliere firme. Ci pensano gli assessori a spiegare ai cittadini la manovra. Un foglio con dieci domande e risposte già pronto e politici «di strada» alla mercé delle domande dei genovesi.

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