Faceva loro i complimenti, offriva cioccolata e merendine, oppure le minacciava di "bocciarle". Le faceva sedere di fianco a lui in cattedra, oppure le portava lontano dagli altri compagni: nel "ripostiglio del caffè", nell'aula di sostegno, in palestra. Ogni volta con una scusa diversa: vedere i cartoni, giocare al computer, prendere libri o una bevanda calda per lui. Fingeva a volte di abbracciarle con tenerezza, quando erano in classe, invece le molestava. In un caso si è fermato solo quando ha fatto ingresso in aula un'altra insegnante che ha chiesto alla bambina di tornare al suo posto.
Nei luoghi appartati le sue azioni erano ancora più esplicite. Per un maestro di 45 anni, in forze in una scuola elementare a nord ovest di Milano, ieri la pm Francesca Crupi ha chiesto 10 anni e 4 mesi di carcere per violenza sessuale su minori. "Immagini inguardabili, di gravità inaudita, che provocano ribrezzo", le parole della sostituta procuratrice che ha parlato di "pedofilo seriale". È accusato di abusi su 7 bambine sue allieve della scuola, intorno ai 10 anni di età. In due casi le bambine erano ancora più piccole, perché gli episodi di cui si parla nei capi di imputazione si riferiscono anche agli anni scolastici 2022-2023, cioè quando le allieve avevano 8 anni.
Gli avvocati di parte civile, che rappresentano le famiglie, hanno chiesto risarcimenti per circa 450mila euro. Il processo si svolge in abbreviato, un rito che consente di celebrare le udienze a porte chiuse e che comporta lo sconto di un terzo della pena, in caso di condanna. La pm ha chiesto di condannarlo per gli episodi riguardanti 5 bambine, mentre per quelli che riguardano altre due piccole ha chiesto l'assoluzione. Nel corso della sua accorata requisitoria, la pm ha sostenuto che il maestro originario del casertano, difeso dall'avvocato Giuseppe De Lalla, avrebbe anche tentato di "manipolare" le piccole per convincere a non rivelare quanto avveniva in classe. Gli episodi sono collocati tra il 2022 e i primi di febbraio 2025, poco prima che scattassero gli arresti. Tutto è partito da una segnalazione: una alunna ha avuto il coraggio di confidarsi con la famiglia, che ha coinvolto immediatamente il dirigente scolastico.
Dopo la denuncia del dirigente scolastico, sono iniziati gli accertamenti dei vigili che si sono serviti di telecamere e microspie per vedere "in diretta" quanto succedeva. È poi seguita la perquisizione a casa dell'uomo, che viveva da solo, alla ricerca di un pc e altri dispositivi elettronici. A stretto giro sono arrivate le segnalazioni di altri genitori.
Le indagini sono state condotte dalla polizia locale milanese, guidata da Gianluca Mirabelli, e coordinate dalla Procura. La difesa prenderà la parola il prossimo 5 febbraio. Non è escluso che quel giorno possa arrivare la sentenza.