Enrico Groppali
La bella signora ama il verde prato, quella tenue nuance primaverile che sa di piovose mattine di marzo e di improvvise schiarite di sole: la sua casa, infatti, tra gli ori scuri dei quadri e i divani dalle zampe arcuate che si moltiplicano, simili a slanciati levrieri, da un capo allaltro delle grandi sale solcate dal riverbero accecante del sole, è un omaggio al colore che, più di ogni altro, allude al risveglio dopo la pausa invernale. E anche lei, Cicci Locatelli, ha qualcosa dellagrifoglio, del capelvenere e della tenera erba dei campi nel suo abbigliamento chiaro e luminoso che si sposa dincanto agli occhi color malva color cilestrino se non addirittura color indaco, come li avrebbe definiti DAnnunzio, se avesse avuto lopportunità di scrutarli. Ma la signora, che è difficile immaginare fuori dallambito discreto di un salotto, non ne promuove la mitologia. Anzi, la rigetta con un garbo che confina con lostinazione. Unavversione che proprio non mi aspettavo da colei che tanti hanno affettuosamente battezzato «la regina dei salotti». Inevitabile chiederle, a questo punto, cosa nasconde tanta indifferenza.
È o non è daccordo, la provoco, con chi, definendola regina, lha simbolicamente investita di un rango che rigetterebbe volentieri?
Linteressata sorride con indulgenza. «Se cè qualcuno che ritiene, in buona fede, che abbia ridato vita con un colpo di bacchetta magica, a un fenomeno sociale come il salotto, non ho nulla da obiettare... Anche se, purtroppo, tutto ciò non corrisponde al vero».
Non mi dirà che ha deciso di non frequentar più nessuno...
«Vogliamo fare un distinguo? Quandero ragazzina, il salotto era il luogo privilegiato del dibattito e del confronto. Le mode culturali nascevano lì, le polemiche artistiche scoppiavano nel suo ambito, e persino gli scontri ideologici e i fatti di costume venivano gestiti, discussi e commentati in quellarena particolare dove, al calar della sera, andava in scena il melodramma della società italiana».
Può farmi un esempio di cosa accadeva, a quel tempo, nei salotti milanesi?
«A casa di Wally Toscanini, in via Durini, era ospite fissa la Biki. Che non era soltanto la stilista che ha lasciato unimpronta incancellabile nella storia dello smart set, ma la nipotina sui generis di Giacomo Puccini, essendo figlia di Fosca Crespi. Poprio lì, alle due di notte, dopo le sue trionfali Norme alla Scala, la Callas accompagnandosi al piano, cantava In quelle trine morbide. Un po per compiacere la padrona di casa e un po per far esplodere di bile Giancarlo Menotti che per lei aveva scritto Il console. Unopera che Maria detestava al punto che, nonostante linsistenza del compositore, tutta la vita si rifiutò di cantare persino quando Menotti, pur di averla come interprete, pensò di presentarla a Parigi al Théatre des Champs-Elysées. Come vede, allora, persino la politica aziendale dei più grandi teatri europei aveva luogo nel mitico habitat che si chiama salotto».
A casa sua, invece, cosa accadeva? So che da voi, in quegli anni, era ospite fisso Luchino Visconti, un ammiratore incondizionato di sua madre Wanda Osiris che, per la grande soubrette, aveva firmato la regia di Festival, la rivista chic della Wandissima...
«Luchino mi chiedeva sempre, con una punta di rammarico, perché non volessi fare lattrice. Tanto che, a forza di sentirmelo ripetere, per qualche tempo mi sprofondai nella storia del teatro. Prima di decidere, giudiziosamente, che di primedonne in casa ne bastava una sola: la mamma».
Mi scusi, se torno a torturarla. Ma mi riesce difficile concepire che, con un passato come il suo, Cicci Locatelli non abbia mai tentato il revival di un insostituibile luogo dattrazione come il salotto. Mi sbaglio?
«Oddio, se per salotto intende una cerchia di amici che continuano a riunirsi come i cavalieri attorno alla tavola del buon re Artù, allora sì, lo ammetto, qualcuno entra ancora nellatmosfera soft di queste stanze».
Può farmi qualche nome, o chiedo troppo?
«Perché mai? Se si accetta un colloquio, è dobbligo andare fino in fondo. Ma il mio è un salotto eterogeneo. Dove la bruna bellezza mediterranea di Lina Sotis si alterna alla più longilinea delle mie amiche, Donatella Flick più interessata allandamento della Mercedes che allestetica del bon ton. E dove unaltra intima amica, Judith Tauman, discute senza peli sulla lingua le attuali fortune di Sotheby mentre Paolo Limiti sprizza simpatia da tutti i pori a due passi da Valentina Cortese, che proprio qui, in famiglia, ha varato il Magnificat di Alda Merini, lo splendido poema sullAnnunciazione di Maria».
Solo citando questi nomi, si potrebbe riscrivere il nuovo Diario dei fratelli Goncourt o meditare una riedizione della Recherche nello stile di Proust, non trova?
«Il guaio è che viviamo in unepoca come la nostra. Anche se da me la regola, se non limperativo dobbligo, risiede nella gioia di esprimersi liberamente senza nessun tipo di condizionamento, chi al giorno doggi può concepire lidea di scrivere un breviario spiritoso e disincantato sui pregi e i difetti della società moderna? Ormai lItalia ripiega sul passato e, se non di rimpianti, si aggrappa ai ricordi. Senza che nessuno intervenga a sgombrare dei cocci di ieri questo terreno minato».
Nel resto dEuropa la situazione è diversa?
«Forse nel Regno Unito sopravvive ancora lo spirito di certe riunioni. La gioia di comunicare, il piacere di coltivare quel dono degli dei che è il vero sense of humour, la tentazione delloriginalità sono prerogative importanti che Londra, a torto ritenuta una cattedrale del passato, invece difende a oltranza».
Allude a qualcuno in particolare?
«Penso alla donna più spiritosa che oggi possa vantare lInghilterra».
Chi è?
«La duchessa di Cornovaglia alias Camilla. La moglie del principe Carlo fino a ieri ritenuta unoca sgraziata che, con la tecnica di Fabio Massimo il Temporeggiatore, è finalmente riuscita a sbaragliare i pregiudizi della corte, riassume in sé lidea che oggi ci si può fare di unistituzione polverosa come il salotto».
In che senso?
«Dellentourage di Camilla fa parte chiunque le si presenti con una visione del mondo che escluda le vie battute del conformismo e dellipocrisia».
Mi sta dicendo, se ho capito bene, che la parola «salotto» può rivivere solo a patto che la persona umana, aprendosi verso gli altri, faccia del suo corpo e della sua mente un luogo da esplorare in permanenza?
«Non vorrei essere fraintesa. Eppure, come i mistici sanno benissimo, ognuno di noi oltre a rappresentare il mondo, è un universo a sé stante».
E cosaltro è mai, nella sua autentica essenza, un vero salotto? Me lo dica, la prego.
«Lo spettro visibile della comunicazione. Che per Wanda Osiris, allo scoccare delle nove di sera, era il teatro. Quando era ora di andare in scena, il viso di mia madre si illuminava, come se fosse sulla soglia di una rivelazione.
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